Westminster

Bruxelles, 21.9.2012

Clegg ha chiesto scusa perché il libd-dem non aver mantenuto la promessa di non alzare le rette universitarie che sono invece triplicate sotto il governo Cameron. Avrebbe fatto meglio a far sì che fossero i conservatori a chiedere scusa per il loro sostegno alla guerra in Iraq. Così non è stato e quindi ecco il risultato:

 

Roma, 9.8.2011

Il 15 giugno 2010, David Cameron ha chiesto ufficialmente scusa, a nome del Governo britannico e di tutto il paese, per le vittime della Maledetta Domenica (Bloody Sunday) causate dall’esercito britannico il 30 gennaio 1972 a Derry, in Irlanda del Nord.

House of Commons, 15 giugno 2010

David Cameron: Col suo permesso, Mr Speaker, vorrei fare una dichiarazione.

Oggi il Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord pubblicherà il Rapporto dell’inchiesta di Lord Saville, il tribunale istituito dal governo precedente per far luci sui tragici eventi del 30 gennaio 1972, il giorno comunemente noto come “Maledetta Domenica”.

Abbiamo agito in buona fede, pubblicando le conclusioni del tribunale il più rapidamente possibile dopo le elezioni.

Mr Speaker, sono profondamente patriotico. Non voglio mai credere a qualcosa di negativo riguardo al nostro paese.

Non metto mai in discussione il comportamento dei nostri soldati e del nostro esercito, che penso siano i migliori al mondo. E sono consapevole delle circostanze difficili e pericolose in cui li abbiamo chiamati ad operare.

Ma la conclusioni di questo rapporto sono chiarissime.

Non ci sono dubbi. Non c’è niente di equivoco. Non ci sono ambiguità.

Ciò che è accaduto quella Maledetta Domenica è qualcosa di ingiustificato e  ingiustificabile. E’ stato uno sbaglio.

Lord Saville ha stabilito che i militari della Support Company dispiegati a Bogside “ricevettero un ordine che non doveva esser dato” dal loro Comandante.

Lord Seville ha stabilito che il primo colpo sparato nelle vicinanze della marcia fu sparato dall’Esercito Britannico.

Ha stabilito che “nessuna vittima caduta sotto i colpi dei soldati della Support Company aveva con sé armi da fuoco”.

Ha stabilito che “alcuni colpi furono sparati da paramilitari repubblicani, ma nessuno di questi è stato in grado di giustificare il fuoco che ha causato morti civili”.

E ha stabilito che “i militari non hanno avvisato prima di aprire il fuoco”.

Ha anche stabilito che la Support Company ha “reagito perdento l’auto-controllo, dimenticando o ignorando le istruzioni ricevute sul campo o durante le esercitazioni” con “una grave e significativa perdita di disciplina”.

Ha stabilito che “nonostante le prove in senso contrario fornite dai soldati, nessuno di loro ha sparato in risposta ad attacchi o a minacce di attacchi portati mediante l’uso di bombe carta o chiodi”.

E ha stabilito che molti dei soldati, e cito, “hanno fornito una versione dei fatti volutamente falsa nel tentetivo di giustificare le loro azioni”.

Lord Saville ha aggiunto che alcune delle vittime e dei feriti stavano chiaramente fuggendo o cercando di assistere chi stava morendo.

Il Rapporto menziona una persona a cui fu sparato “mentre stava trascindandosi via dai soldati”.

Ad un’altra fu sparato, in tutta probabilità, “mentre giaceva a terra ferita mortalmente”.

Il Rapporto menziona anche di un uomo “colpito e ferito dai colpo dell’artiglieria dell’esercito mentre stava cercando di curare suo figlio”.

A coloro che cercano dichiarazioni d’innocenza Saville dice: “la responsabilità immediata dei morti e dei feriti quella Maledetta Domenica è dei membri della Support Company il cui fuoco ingiustificabile ha causato quelle morti e quelle ferrite”.

E ha stabilito – cosa molto importante – che “nessuna delle vittime costituiva una minaccia di morte o di pericolo grave, né stava compiendo atti tali da giustificare che si sparassero quei colpi”.

Per chi cerca nel Rapporto termini come “assassinio” o “uccisione criminale”, voglio ricordare all’Aula che queste non sono valutazioni che spettano al Tribunale – o a noi politici.

Mr Speaker, queste sono conclusioni scioccanti da leggere, e parole scioccanti da pronunciare.

Ma, Mr Speaker, non si difende l’Esercito britannico difendendo l’indifendibile.

Non si onora chi ha prestato con distinzione il suo servizio per mantenere la pace e lo stato di diritto in Irlanda del Nord nascondendo la verità.

Non ha senso quindi tentare di ammorbidire o di rendere equivoco il contenuto di questo Rapporto.

Le autorevoli conclusioni a cui giunge il Rapporto dicono che gli eventi di quella Maledetta Domenica non furono in nessun modo giustificati.

Qualcuno si chiederà se è necessario che un Primo Ministro chieda scusa a 40 anni di distanza da un evento.

Per la mia generazione, il periodo dei primi anni 70 è qualcosa di cui abbiamo soprattutto sentito parlare piuttoso che vissuto direttamente.

Ma quel che è accaduto non sarebbe dovuto accadere.

La famiglie delle vittime non avebbero dovuto convivere con il dolore e il dispiacere di quell giorno – con quelle perdite lunghe una vita.

Alcuni membri delle nostre forze armate hanno agito male.

Il Governo è responsabile per la loro condotta.

E per questo, a nome del Governo – e a nome di tutto il paese – sono profondamente spiacente.

Democrazia in funzione. Duello tra Blair e Cameron, moderato dallo Speaker of the House, Michael Martin. Occhio al 7’40”.

Dichiarazione del vice Primo Ministro, Nick Clegg, durante il question time contro la “guerra illegale”.

La ministra degli interni ha dovuto scusarsi in parlamento per aver informato prima la stampa e poi la stampa, di una decisione ministeriale. La notizia è a questo link sul sito della BBC.

La differenza tra 10 domande e 10 anni di domande

PMQs è l’abbreviativo usato in Gran Bretagna per Prime Minister’s Questions, il nostro question time. Questo appuntamento ha luogo alla House of Commons ogni mercoledì in cui c’è seduta al parlamento e dura mezz’ora. Il Primo Ministro risponde alle domande dei deputati, a cominciare da quelle del leader dell’Opposizione che, rivestendo tale carica, ha diritto a sei domande. Questo fa sì che lo scambio tra il Prime Minister e il Leader of the Opposition diventi un vero duello verbale. Il leader del secondo partito d’opposizione ne ha due. Tutti gli altri deputati, i backbenchers, invece ne hanno una.
Da qualche anno mi piace seguire questo appuntamento settimanale, su Sky o sulla BBC (che lo trasmettono in diretta), ma anche attraverso quests’ottimo sito: Democracy Live.
Vi ricordate quando Repubblica tentò, invano e per molto tempo, di porre 10 domande a Berlusconi? E’ allora che mi son messo a fare due conti per scoprire che differenza c’è tra noi e loro.
Bene, nell’arco di 10 anni esatti, cioè dal gennaio 2000 al dicembre 2009, il Premier britannico (Tony Blair fino al 2007 e Gordon Brown per il restante periodo) ha risposto a:

7951 domande, in 348 sessioni, con 22 assenze soltanto, nelle quali veniva sostituito dal vice Premier. Una media di 22 domande a question time. A queste cifre bisogna aggiungere almeno un incontro di un’ora con la stampa ogni mese.

In Italia, a parte la conferenza stampa di fine anno, il Premier non è mai comparso ad un question time. Di solito se la sbriga con il Ministro per i rapporti col Parlamento.
Insomma, in un paese meno mafioso, sarebbero bastati un quarto d’ora o venti minuti per avere quelle 10 risposte.

Westminster e il fair-play
Bruxelles, 6.4.2011

La bagarre avvenuta alla Camera dei Deputati il 31 marzo scorso, in occasione della mancata approvazione di routine del processo verbale della giornata precedente, è un altro esempio di come i nostri regolamenti parlamentari siano perfettibili.

Nella puntata di “Qui Radio Londra” in onda quella sera, il direttore ha stigmatizzato l’accaduto, portando come esempio il funzionamento del parlamento britannico, indicato da molti come il tempio della democrazia per trasparenza e fair-play.

Nel suo monologo, Ferrara ha descritto Westminster come luogo di scontri duri ma leali, incoraggiati (o facilitati) a cominciare dalla forma stessa della Camera. La disposizione rettangolare infatti mette uno di fronte all’altro i due (principali) schieramenti politici, rendendo il confronto più diretto e meno filtrato. Tra l’altro fu Winston Churchill a volerlo così, quando ci fu da decidere come ricostruire la House of Commons rasa al suolo dai bombardamenti della Luftwaffe di Hitler.

Il fair-play di cui ha parlato Ferrara ha orgine ed è vivo grazie a qualcosa che non è semplicemente ascrivibile alla “cultura anglosassone”. Là ci sono regole applicate. Per esempio, dal momento in cui lo Speaker apre la votazione e la campana risuona nel palazzo, i deputati della Camera dei Comuni, chiunque siano e ovunque si trovino, hanno 8 minuti esatti per recarsi in aula a votare. Non solo, la campana non suona soltanto negli uffici e nei corridoi del parlamento. Ci sono almeno 5 o 6 tra ristoranti e pub attorno al palazzo di Westminster che si sono dotati di apposita campanella per richiamare l’attenzione di coloro che in quel momento sono a farsi una birra o una chiacchierata al pub. Allo scadere degli 8 minuti, gli usceri chiudono le porte e chi s’è visto s’è visto.

Ovviamente non si bara perché per votare i deputati devono fisicamente entrare e camminare lungo un corridoio, quello del sì o quello del no, dove saranno conteggiati all’entrata da due “tellers”, ovvero due deputati uno di maggioranza e uno di minoranza che alla fine convalideranno il voto e lo comunicheranno allo Speaker. I tellers sono coadiuvati da funzionari che marcano i nomi dei parlamentari all’uscita del corridoio.

Niente pianisti insomma.

Inoltre il fair-play britannico, prodotto anche di un sistema elettorale che favorisce la vicinanza tra eletto ed elettore, coinvolge anche la conduzione e lo svolgimento dei dibattiti. Al terzo richiamo, un deputato o un ministro viene espulso incorrendo nella sospensione dello stipendio di un giorno o una settimana.

Quella per il rispetto delle regole è una battaglia che i Radicali hanno condotto spesso in solitudine dal 1976, che anche in questa legislatura stanno conducendo soprattutto con Rita Bernardini e di cui si è occupato il seminairo alla Sapienza organizzato dal prof. Fulco Lanchester “Regolamenti parlamentari e forma di governo: gli anni Settanta” ieri (oggi) 6 aprile.

Apertura e responsabilità: le scuse di David Laws
12.5.2011

Con questa dichiarazione, il deputato lib-dem David Laws si è scusato alla Camera dei Comuni per aver infranto il regolamento del sistema dei rimborsi per i deputati.

Grazie Presidente per darmi l’opprtunità di fare questa dichiarazione in risposta al rapporto della Commissione “standard e privilegi” che ha esaminato il caso relativo ai miei rimborsi. Voglio anche ringraziare il Presidente della Commissione e lo staff per la professionalità con cui hanno condotto l’inchiesta che mi ha riguardato.

L’inchiesta ha accertato la violazione di importanti regole da parte mia e mi assumo la piena responsabilità degli errori commessi. Chiedo scusa alla Camera e agli elettori del mio collegio. La Commissione ha stabilito l’esistenza di un conflitto tra l’interesse alla salvaguardia della mia privacy e il diritto dell’opinione pubblica ad un comportamento aperto e responsabile. La Commissione è giunta ha concluso che avrei dovuto risolvere tale conflitto non appena presentatosi ed è un giudizio che accetto.

Prima che questo caso divenisse di dominio pubblico, ho spiegato che le ragioni del mio agire erano volte unicamente a proteggere la mia privacy e non a trarre guardagno in alcun modo dal sistema di rimborsi. Mi rallegra sapere che il Presidente accetti le mie motivazioni e che non vi siano prove a dimostrare che le mie richieste di rimborso avessero come fine un mio guadagno personale o di persone a me vicine. La Commissione ha anche stabilito che se mi fossi attenuto al regolamento, in merito soprattutto alla designazione della mia prima abitazione, le conseguenze finanziarie per sarebbero state per me molto più onerose.

Come ribadito dal Presidente stesso, questa non vuol essere una giustificazione per quel che ho fatto, ma dimostra che non ci sono state conseguenze negative per il contribuente. L’ultimo anno è stato un anno difficile per me e sono molto grato a tutti coloro che mi hanno sostenuto, in particolare agli elettori nel mio collegio di Yeovil che sono stati molto generosi, comprensivi, tolleranti e incoraggianti. Ognuno dovrebbe essere il più forte critico di se stesso e tutti noi vogliamo che la reputazione di questa istituzione venga ripristinata a seguito degli ultimi disastrosi anni.

Se la mia condotta ha contribuito ad indebolire ulteriormente la reputazione di questa istituzione, non posso che scusarmene.

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