Droga

Partito Radicale, 19.7.2012
Prime conseguenze delle politiche proibizioniste sulla droga
di Laura Harth

El Paìs, 23.2.2012
L’America Latina vuole parlare di droga
di Pablo De Llano

Londra 24.1.2012

Sir Richard Branson ascoltato dalla Commissione affari interni della House of Commons sul perché bisogna decriminalizzare la droga

http://www.parliamentlive.tv/Main/Player.aspx?meetingId=9958

Global Commission on Drug Policy, 26.7.2011
La guerra alla droga ha fallito

Lo scorso giugno la Global Commission on Drug Policy ha pubblicato il suo rapporto annuale. A presentarlo a New York vi erano alcuni degli autorevoli membri della commissione, tra cui Kofi Annan e Richard Branson. Il risultato del rapporto è chiaro:
la guerra alla droga ha fallito.

Il Rapporto della Commissione Globale per le Politiche sulla Droga è diponibile in italiano, grazie alla traduzione di Claudia Sterzi, sul sito del Partito Radicale.

—————–

Londra, 17.12.2010
BOB AINSWORTH
ex Ministro della Difesa della GB

L’ex Ministro della Difesa: “Legalizziamo la droga”
Guardian, 16.12.2010

Bon Ainsworth parla di “niente di meno che un disastro” e invita il governo a considerare altre opzioni.

Bob Ainsworth, ex Ministro della Difesa, ha invitato il governo a sostituire la fallimentare guerra alla droga con una severa regolamentazione.

La guerra alla droga è stata “niente di meno di un disastro”, è giunto il momento di studiare altre opzioni, come la depenalizzazione del possesso e la regolamentazione di produzione e fornitura.

Facendo riferimento alla legalizzazione dell’alcol negli Stati Uniti dopo 13 anni di proibizione, Ainsworth ha dichiarato: “dopo 50 anni di proibizione a livello globale, è tempo che i governi di tutto il mondo compiano questa riforma anche per quanto riguarda le droghe illegali.”

Il deputato laburista, che in passato è stato anche sottosegretario al Ministero degli Interni con delega alle droghe, ha aggiunto: “Il mondo della politica e del giornalismo devono dar vita a un dibattito franco e responsabile sulle alternative alla proibizione affinché sia possibile costruire un consenso fondato sul raggiungimento dei migliori risultati per i nostri figli e le nostre comunità”.

“La proibizione non è riuscita a proteggerci.”

“Consegnare il mercato della droga ai criminali provoca danni enormi e non necessario alle persone, alle comunità, ad interi Stati, con i più poveri che sono i primi ad esser colpiti”.

“Spendiamo miliardi di sterline senza scalfire minimamente la reperibilità della droga.”

“E’ tempo di chiudere la fallimentare guerra alla droga per far spazio ad una severa regolamentazione. Solo così il mondo sarà più sicuro e salutare, soprattutto per i giovani.”

“Dobbiamo sottrarre alle organizzazioni criminali il commercio della droga e consegnarlo al controllo di medici e farmacisti.”

Ainsworth ha invitato tutti coloro che vorranno partecipare al dibattito a sostenere “un’analisi indipendente, basata sull’evidenza, per esplorare tutte le opzioni possibili, tra le quali ulteriori finanziamenti per la guerra alla droga, la decriminalizzazione del possesso di droga e la legalizzazione della produzione e della fornitura.”

“Un modo di procedere potrebbe essere una nuova valutazione d’impatto del Misuse of Drugs Act, in linea con i risultati della ricerca effettuata nel 2002 dalla commissione affari interni – tra i cui membri figurava David Cameron – che dia al governo la possibilità di esplorare alternative alla proibizione, come la regolamentazione.”

“Quando ero sottosegretario al Ministero degli Interni ho potuto constatare l’inefficacia del proibizionismo nella riduzione del danno in GB, l’aumento di rapine, la consegna del commercio ai malviventi e l’aumento di infezioni da HIV.”

“La mia esperienza come ministro della Difesa, durante la quale ho avuto specifiche responsabilità in Afganistan, mi ha mostrato che è proprio la guerra alla droga a creare le condizioni stesse che mantengono in vita il commercio illegale e indeboliscono lo sviluppo e la sicurezza internazionale.”

“Da quando non sono più ministro ho la libertà di esprimere la mia vecchia opinione, cioè che mentre la guerra alla droga è stata avviata con le migliori intenzioni, essa si è rivelata nient’altro che un disastro.”

Ainsworth ha criticato la nuova strategia sulla droga del governo che vuole spostare l’attenzione dalla riduzione del danno al recupero, come la più efficace strada contro la dipendenza.

“Il Ministro degli Interni ne parla come qualcosa di fondamentalmente differente da tutto quel che è stato finora tentato”, dice Ainsworth.

“Nella misura in cui c’è una differenza, abbiamo però un danno potenziale perché si compie un passo indietro rispetto al principio di riduzione del danno, che è stato una delle ragioni principali alla base della diminuzione del reato di acquisizione negli ultimi anni.”

L’ex vice leader del Partito Conservatore, Peter Lilley, ha detto che “è l’ora che i politici smettano di fare di questo tema una questione tra tifosi”.

“Dico da tempo che è necessario rompere il link tra droghe leggere e pesanti – legalizzando la cannabis e continuando a proibire quelle pesanti”, ha detto.

“Ma appoggio l’idea di Bob Ainsworth di fare un’analisi seria e basata sull’evidenza, che soppesi i pro e i contro dell’attuale sistema proibizionista confrontandolo con le alternative possibili, tra cui la depenalizzazione e la regolamentazione.”

Il sottosegretario per la prevenzione del crimine, James Brokenshire ha detto: “la droga fa male, rovina vite intere. La legalizzazione non è la soluzione.”

“La depenalizzazione è una soluzione semplicistica che non tiene conto della complessità del problema e che ignora i gravi danni causati dall’assunzione di droghe.”

“La legalizzazione non considera le ragioni per cui si assumono droghe, né la miseria, il costo e le opportunità sprecate causate dalla dipendenza, che affliggono singoli individui,  famiglie e comunità intere.”

——————

DAVID HALPERN
ex consigliere politico di Tony Blair

Sono solo una manciata i politici che chiedono la decriminalizzazione della droga, ma in privato molti esperti sembrano ritenerla una buona idea. Chris Mullin ha iniziato ad occuparsi di questo tema quando era presidente della Commissione affari interni dei Comuni e, nel suo diario, sostiene che David Blunkett, Eliza Manningham-Buller (allora capo di MI5) e “molti capi della polizia” erano a favore della legalizzazione o comunque abbastanza favorevoli. Mullin oggi può aggiungere un nuovo nome alla lista: David Halpern, un ex esperto consigliere di Downing Street.

Halpern ha lavoraro all’unità strategica per il Primo Ministro dal 2001 al 2007, soprattutto come analista capo e ha appena scritto un libro sulla droga “La ricchezza nascosta delle nazioni”. Non ha mai avuto molte chance di convincere Tony Blair a sostenere la legalizzazione dell’eroina. Ma, nel libro, Halpern scrive che quest’approccio taglierebbe di molto il crimine.

Fino all’80% di alcuni crimini, come furti e rapine, potrebbero essere legati alla droga. Anche la visibile attività legata alla droga rappresenta un altro fattore di paura. Un punto fondamentale da comprendere è che la migliore strategia sulla droga dipende dalla maturità del mercato della droga in questione. Quando una nuova droga entra nel “mercato”, la sua criminalizzazione e repressione aggressiva possono avere un’efficacia. Ma una volta entrata in circolo e in uso per decenni, le sanzioni penali perdono efficacia e lo stesso dicasi per i tossici dipendenti dall’eroina per 20 anni (o quelli per l’alcol, come fu il caso del proibizionismo negli Stati Uniti).

A questo punto, una strategia molto più sensata è quella di concentrarsi sulla gestione del danno. Questo può implicare la “legalizzazione” o la disponibilità per uso medico di droghe in circolazione da tempo a tossicodipendentiper indebolire i fornitori e impedire la persona che ne ha bisogno di rubare o prostituirsi per pagarsi il vizio. L’evidenza dimostra a livello internazionale che questi approcci possono ridurre il crimine del 60%.

Ci sono solo due passaggi sulle droghe nel libro di Halpern, che brilla per informazione e copre quasi ogni aspetto delle politiche pubbliche. Halpern s’interessa soprattutto al benessere e – come indicano le sue osservazioni in merito al’eroina – sembra usare il libro per esporre le idee che non è riuscito a far digerire al Primo Ministro.

—————–

DAVID NUTT
neuropsicofarmacologo e psicoterapeuta

Dottor Nutt, innanzitutto, né lei, Presidente dell’ACMD, né i suoi colleghi membri del Consiglio, eravate pagati giusto?

Giusto.

Ed è stato licenziato a causa di opinioni divergenti con quelle del ministro della Salute. Lei e i suoi colleghi sostenente che si tratta di una questione di «libertà di parola». In che senso?

Non sono del tutto sicuro del perché sia stato licenziato. Il Ministro della Salute ha detto molte cose sbagliate nella sua ricostruzione. L’unica cosa che ha detto senza sbagliare è che non aveva più fiducia in me e su questo non ho nulla da dire perché non mi ha detto il motivo di questa perdita di fiducia. Ha anche detto che riteneva che io stessi portando avanti una campagna contro le decisioni del governo. Ma non è vero. Non stavo conducendo nessuna campagna contro il governo, stavo semplicemente facendo notare che in questo paese le leggi sulla droga non hanno alcuna base scientifica.

Infatti lei ha dichiarato che ora che il Consiglio è divenuto “insostenibile”, il governo dovrà prendere una decisione su un nuovo tipo di cannabis detta “spice” senza alcun supporto scientifico. Cosa farete in proposito?

Bisogna essere chiari su questo, le linee guida sulla “spice” sono state fornite al governo dal Consiglio prima che divenisse insostenibile. Sono direttive preparate poco prima che venissi licenziato.

Un altro membro del Consiglio, Les King, auspica la creazione di un ACMD indipendente. Lei è d’accordo?

Totalmente. Proprio in questi giorni sto creando un mio nuovo gruppo. Sarà un gruppo indipendente formato da scienziati esperti in materia di droga e di temi ad essa legati. Spero che questo nuovo Consiglio sia ratificato dal governo, e se non lo sarà continueremo ad essere indipendenti e a promuovere la verità sulle droghe.

Ma così non rischia di entrare in concorrenza con l’ACMD?

No, perché il gruppo scientifico che sto creando studierà i danni prodotti dalla droga, mentre nell’ACMD in pratica non ci sono più scienziati. Il mio gruppo sarà molto più preparato, avrà solide basi scientifiche. Se l’ACMD sarà riformato credo che si focalizzerà soprattutto sugli aspetti politici.

Quindi c’è il rischio che il governo crei un organo che funzioni quasi da portavoce del governo stesso?

Credo proprio di sì. Se non cambiano le regole sull’interferenza ministeriale nei temi che toccano la scienza, il nuovo Consiglio non avrà mai la fiducia di nessuno perché il presidente potrebbe essere licenziato dal Ministro ogni qualvolta qust’ultimo non gradisca i suoi consigli usando come motivazione la “perdita di fiducia”. Per questo credo che il nuovo ACMD funzionerà soltanto se sarà veramente indipendente.

Quand’è che il governo ha cominciato a ignorare o a tenere sempre meno in considerazione il vostro parere?

Circa 4 anni fa.

E anche se non c’era sempre l’unanimità, il vostro era comunque un gruppo compatto?

Sì, molto, i disaccordi erano pochissimi. E’ un gruppo numeroso, 28 persone e la grande maggioranza sempre d’accordo.

Pensa che le prossime elezioni porteranno qualche novità? Crede che le cose andrebbero diversamente sotto un  governo conservatore?

Forse sì. Certamente l’attuale leader Tory ha un’esposizione maggiore in tema di droga rispetto ai ministri di questo governo. Per questo potrebbe avere un altro approccio, ma comunque è difficile da dire. Finora i Tories non hanno detto granché sulla droga, tranne in qualche occasione dire che non sono sicuri dell’utilità di un consiglio come l’ACMD! Probabilmente pensano che è compito dei ministri soltanto decidere sulla classificazione delle droghe, e non degli esperti. Sarebbe molto preoccupante.

David Cameron ha dichiarato di sostenere l’attuale classificazione della cannabis, da C a B..

Sì, strano, visto che da giovane ha quasi rischiato l’espulsione da scuola perché trovato in possesso di cannabis. E se allora fosse stato condannato oggi non potrebbe essere alla guida del suo partito. In ogni caso è difficile dire se le cose peggioreranno con i conservatori al governo.

Cosa pensa della promessa del Ministro Johnson di scrivere ad ogni membro dell’ACMD per spiegare il perché delle decisioni prese che vanno contro il vostro parere?

Non è nulla di nuovo. Il Ministro degli Interni lo ha già fatto altre volte in precedenza. Non ha fatto nessuna concessione. Si è rifiutato di accettare il fatto che il mio licenziamento fosse un errore. E finché non lo riconoscerà, nessuno scienziato che abbia un po’ di rispetto per se stesso accetterà di lavorare per lui perché il suo giudizio sarà inaffidabile.

Il Consiglio aggiorna regolarmente il governo o è convocato solo quando è necessario?

No, siamo un organo permanente. La legge dice che il governo non può cambiare le leggi sulla droga senza previa consultazione con l’ACMD. E’ così fin dal 1971. Il Congilio produce una mole di lavoro notevole, ma il problema è che adesso tanti membri si sono dimessi e quindi molte funzioni del Consiglio vanno avanti zoppicando.

Quindi il governo deve avere la vostra approvazione per cambiare le leggi sulla droga?

Deve avere il nostro parere. Fino a quattro anni fa venivamo ascoltati, ma da quando è arrivato Gordon Brown questo non avviene più.

Nel 2009, nella città messicana di Ciudad-Juarez, sul confine tra Messico e Stati Uniti, ci sono stati 2200 morti violente per cause legate al traffico della droga. Alcuni membri del Consiglio municipale della città messicana hanno allora proposto la depenalizzazione del possesso di cannabis. Ma il sindaco vi si è opposto. Cosa ne pensa?

Credo che dovremmo affrontare il problema della droga a mente aperta. Certamente nel Regno Unito dovremmo considerare strategie come la depenalizzazione perché l’attuale tentativo di mantenere il regime di controllo sta recando danno al nostro paese e non solo. E’ evidente che non stiamo vincendo la guerra alla droga, anzi miete sempre più vittime. Dunque forse dovremmo provare in altri modi, anche se non penso che esista una strategia sicura al 100% per quanto riguarda il problema della droga.

In quanto scienziato, lei considera possibile legalizzarla rendendola così come altre altre sostanze da trattare con le dovute precauzioni?

La legalità eliminerebbe il crimine, ma potrebbe generare un maggior consumo e quindi più danno, specialmente se la droga dovesse essere commerciata come lo sono l’acohol o il tabacco. Non c’è una via d’uscita ovvia, tuttavia credo valga la pena prendere in considerazione tutte le opzioni. Vedrei con favore una posizione ibrida di decriminalizzazione per l’uso personale e per la vendita di alcune droghe come la cannabis, come accade in Olanda per esempio. Quel tipo di approccio potrebbe essere utile e non risulterebbe troppo scandaloso o provocatorio per i governi occidentali

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s