Democrazia

Il complesso militare industriale nel discorso di addio alla nazione del Presidente Dwight D. Eisenhower
17 gennaio 1961

“Un elemento vitale nel mantenimento della pace sono le nostre istituzioni militari. Le nostre armi devono essere poderose, pronte all’azione istantanea, in modo che nessun aggressore potenziale possa essere tentato dal rischiare la propria distruzione…

Questa congiunzione tra un immenso corpo di istituzioni militari ed un’enorme industria di armamenti è nuovo nell’esperienza americana. L’influenza totale nell’economia, nella politica, anche nella spiritualità; viene sentita in ogni città, in ogni organismo statale, in ogni ufficio del governo federale. Noi riconosciamo il bisogno imperativo di questo sviluppo. Ma tuttavia non dobbiamo mancare di comprendere le sue gravi implicazioni. La nostra filosofia ed etica, le nostre risorse ed il nostro stile di vita vengono coinvolti; la struttura portante della nostra società.

Nei concili di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro l’acquisizione di influenze che non danno garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro.

Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà o processi democratici. Non dobbiamo presumere che nessun diritto sia dato per garantito. Soltanto un popolo di cittadini allerta e consapevole può esercitare un adeguato compromesso tra l’enorme macchina industriale e militare di difesa ed i nostri metodi pacifici ed obiettivi a lungo termine in modo che sia la sicurezza che la libertà possano prosperare assieme.”

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F-35: un’arma che costa più dell’Australia
Dominic Tierney su The Atlanctic 15.3.2011

Il jet Lockheed Martin F-35 Lightning II è impressionante: è un caccia multiruolo di quinta generazione dotato di tecnologia stealth. E’ anche un simbolo di tutto quel che c’è di sbagliato in America nelle spese per la difesa.

In un mondo razionale, le spese militari statunitensi sarebbero dettate da possibili minacce presenti e future contro gli Stati Uniti. E visto il debito nazionale sempre maggiore, ci si aspetterebbe che il Tea Party andasse a bussare alla porta del Pentagono per esigere una riduzione degli sprechi.

L’unico Tea Party in vista è quello del Cappellaio Matto, mentre noi ci lanciamo nel misterioso mondo delle meraviglie militari industriali.

L’F-35 è concepito per essere il caccia di punta dell’aviazione statunitense, con le sue tre versioni: una per l’Air Force, una Navy e una per i Marine Corps. Ogni apparecchio costa circa 90 milioni di $.

Entro 10 anni, gli Stati Uniti hanno programmato di acquistare 15 volte il numero di caccia moderni che possederà la Cina e 20 volte quello della Russia.

Dunque, di quanti F-35 abbiamo bisogno? 100? 500?

Washington intende acquistarne 2.443, al costo di  382 miliardi di $.

Aggiugngiamoci 650 miliardi che secondo il  Government Accountability Office (una specie di corte dei conti statunitense, ndr) saranno necessari per l’impiego e la manutenzione dell’apparecchio e il costo totale tocca un trilione di $.

In altre parole, per questo aereo spendiamo una cifra maggiore dell’intero PIL dell’Australia (che arriva a 924 miliardi di $).

L’F-35 è il programma di difesa più costoso della storia e cela massicci costi in eccedenza, assenza di una chiara strategia e una cultura a Washington che incoraggia sprechi incredibili.

L’F-35 è un pozzo senza fondo. Nel 2010 il Pentagono si è reso conto che il prezzo di ogni apparecchio era lievitato di più del 50% rispetto ai preventivi iniziali. Il programma è stato approntato in ritardo, dando origine ad altre spese aggiuntive e non sarà pronto prima del 2016. Un rapporto interno al Pentagono concludeva che: “il contenimento dei costi non è più considerato un elemento indispensabile”.

Nel gennaio 2011, perfino il Ministro della Difesa Robert Gates, un grande sostenitore del caccia, ha espresso qualche dubbio: “La cultura delle spese infinite che si è ormai radicata deve essere sostituita da quella della morigerazione”.

L’F-35 dovrebbe essere il futuro dell’aviazione americana, ma il programma richiama la Guerra Fredda e una grande e aggressiva potenza rivale.

Il mondo è cambiato. Il vantaggio di grande potenza da guerra sono diminuite moltissime. E’ vero che ci serve ancora un deterrente contro Cina e Russia, ma quanto è abbastanza? Nell’arco di un decennio, gli Stati Uniti vogliono 15 volte gli aerei da caccia della Cina e 20 quelli della Russia.

Intanto, sono emersi nuove sfide e nuove minacce. Le nostre spese militari dovrebbero concentrarsi su specifiche campagne che probabilmente dovremo affrontare: complesse guerre asimmetriche contro avversari a noi inferiori, dove l’intelligence e la manpower sono elementi cruciali.

E’ difficile conformare la nostra grandezza militare con il debito rampante. I Repubblicani vogliono ridurre enormemente il denaro investito in programmi come l’istruzione elementare per “salvare i nostri figli dalla bancarotta”, come ha dichiarato il Rappresentante Jeb Hensarling.

Dov’è l’indignazione per l’assurdo costo dell’F-35?

Alcuni non sembrano preoccuparsene. Quando si tratta della difesa, i repubblicani sono i primi ad invocare un massiccio intervento del governo e altrettante spese. L’F-35 è troppo grande per fallire.

Allo stesso modo, molti Democratici tacciono per timore di apparire deboli sul tema difesa, tranne il senatore del Vermont Bernie Sanders.

Per comprare altri politici basta del maiale. I fornitori della difesa sono dislocati in decine si stati e ognuno fornisce una buona ragione per far cambiare loro idea.

Ogni sforzo serio di riequilibrare il bilancio federale comporterà tagli importanti nella spesa della difesa. E l’F-35 è l’obiettivo principale.

La commissione bipartisan Bowles-Simpson sulla riduzione del deficit insediatasi nel 2010 ha proposto di rinunciare alla versione dell’apparecchio destinata alla Marine Corps e di dimezzare il numero perl’Air Force e la Navy, sostituibili con l’attuale generazione di F-16 che costa un terzo. Questo permetterebbe di risparmiare quasi 30 miliardi di $ dal 2011 al 2015.

Il piano non ha avuto successo.

Prima ci accontentavamo di superare l’Australia nelle spese aeree. Ora spendiamo letteralmente l’Australia per gli aerei.

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Il nuovo cyber complesso militare-industriale
Ron Deibert e Rafal Rohozinski
28 marzo 2011

All’indomani della rivoluzione che ha rovesciato Hosni Mubarak in Egitto, i manifestanti sono entrati negli edifici che ospitava i servizi di sicurezza dello stato e hanno setacciato le migliaia di documenti abbandonati dal vecchio regime. Tra i vari documenti contenenti informatori pagati, confessioni estorte con la tortura, atti di manipolazione segreta ce n’era uno molto particolare: un contratto di un’oscura società tedesca che vendeva un software per le guerre cybernetiche e informatiche al regime egiziano. Questo documento è stato rapidamente postato su internet e fornisce un esempio dettagliato nelle arti nere del mondo di oggi della guerra elettronica.

Per coloro che studiano la geopolitica del cyberspazio, questa rivelazione non era molto sorprendente. C’è una corsa agli armamenti nel cyberspazio e si sta ampiamente sfruttando un nuovo complesso cyber-industriale che serve a questi scopi. La società tedesca ne è soltanto una piccola manifestazione.

E’ scontato dire che l’attacco è in vantaggio rispetto alla difesa nei cyber-conflitti. Gli strumenti di attacco sono economici e largamente disponibili. Gli attaccanti possono organizzare I loro assalti con grande rapidità da qualsiasi parte del pianeta verso qualsiasi altra parte del pianeta nascondendo la provenienza e mascherando la matrice di questi attacchi.

Studiosi sia di guerra e della natura umana hanno compreso da tempo che in un ambiente dominato da attacchi come quello descritto, vi sia una pressione per doversi mantenere aggiornati e pronti, pena l’esser superati. Timore ed insicurezza dunque aumentano. Minacce e decisioni temerarie possono condurre a esiti inattesi e caos.

Mentre per alcuni tutto questo potrà embra minaccioso, per i rappresentanti del mondo della difesa hanno di fronte a sé un’irresistibile opportunità di mercato. Un nuovo cyber complesso militare industriale è esploso, la cui stima varia tra gli 80 e 150 mililardi di dollari annualmente. Come il complesso denunciato da Dwight Eisenhower, questo enorme cyber complesso è intimamente connesso al processo di militarizzazione in occidente, in particolare ngli Stati Uniti. Le grandi corporazioni cresciute durante la Guerra Fredda, quail Boeing e Northrop Grumman, si stanno riposizionando al servizio del mercato della sicurezza informatica.

Come dimostrano i documenti dei servizi di sicurezza egiziani, questo mercato non conosce confini. Ispezioni avanzate, filtraggio sui contenuti, controllo dei social network, dei cellulari e dei network e sfruttamento delle capacità di attacco, sono sviluppati innanzitutto da società americane, canadesi ed europee e sono venduti ad ad interessatissimi acquirenti in tutto il mondo, molti dei quali regimi autoritari.

Come tutte le corse al riarmo, le crescenti tensioni nel cyberspazio e la proliferazione degli strumenti e dei servizi di cui abbisognano creano un clima di paura e insicurezza. Come ha detto Samuel Coleridge, “quell che ha inizio con la paura solitamente si conclude nella follia”. Nel cyberspazio va diffondendosi un’atmosfera pericolosa dove non vige alcuna legge.

I membri del governo indiani e iraniani hanno pubblicamente perdonato hackers che lavorano nell’ambito dell’intresse nazionale. Un gruppo di hackers denominatisi Il Cyber Esercito Iraniano ha lanciato la sfida a tutti i siti sostenuti dagli Stati Uniti, come per esempio Voice of America e Radio Farda. Poco dopo, il partito al commando in Sudan ha avvisato gli attivisti che i “cyber-jihadisti” di Stato schiacceranno il movimento di opposizione.

Un collettivo in stile giacobino di guardiani hackers, chiamati Anonimi, bersaglia siti web, servizi e società che si ostacolano la loro concezione della “volontà generale”. Una settimana si prende di mira Visa, poi viene la Tunisia e dopodiché è la volta di un’oscura congregazione razzista nel sud degli Stati Uniti ad esser colpita dalla loro collera.

Una società per la cyber-sicrezza, HBGary, che ha sviluppato piani di guerre informatiche per identificare i membri di Anonima e che ha attaccato sostenitori di WikiLeaks, ha subito un attacco da Anonimo, che ha pubblicato 70.000 email confidenziali.

Volete un attacco per rovesciare un gruppo che non vi piace? E’ facile. Ci sono siti in Cina e Ucraina pronti a vendervi botnets con supporto 24/7 per introiti su base quotidiana, settimanale o “di una vita intera”.

Nel frattempo, i politici americani hanno proposto di dare al Presidente il potre di chiudere internet in caso di emergenza, mentre le autorità egiziane e libiche ci fanno vedere quanto sia facile farlo.

Sembra che non ci sia più niente di sacro nel cyberspazio.

Questo non è que lche ci si auguravache divenisse. I primi architetti del cyberspazio prevedevano una specie di agora digitale per rispondere alle aspirazioni di democrazia

Nel 1937, il futurista H. G. Wells scrisse un saggio intitolato Il Cervello Mondiale in cui prevedeva un tempo in cui la tecnologia avrebbe messo a disposizione di tutti cittadini del pianeta informazione in tempo reale:

“L’intera memoria umana può essere, e forse lo sarà tra non molto, accessibile per tutti… Non dovrà più essere concentrata in un luogo solo. Non sarà vulnerabile come la testa o il cuore di una persona. Può essere riprodotta con precisione e integralmente in Perù, Cina, Islanda, Africa Centrale e dovunque vi siano quelle garanzie di non essere in pericolo o interruzione”.

Immaginiamo se Wells fosse vivo e vedesse quanto siamo vicini a raggiungere quest’obiettivo, solo per farlo scivolare nel caos.

In effetti abbiamo creato un “cervello mondiale”, ma c’è un problema: è aggressivo e insicuro, proprio come quello degli umani.

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No al neutralismo equidistante della Lega, nell’attesa di intervento sancito da Consiglio di sicurezza si passi alla guerra cibernetica.
Un intervento del senatore radicale Marco Perduca
7 marzo 2011

In attesa che Francia e Regno unito costruiscano il consenso necessario per far sì che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu adotti un’altra risoluzione per indire una zona di interdizione di volto in Libia, occorre passare all’uso della tecnologia più sofisticata per paralizzare la difesa di Gheddafi, perché non provare un radar-jamming o un denial of service (DoS) per i sistemi di comunicazione e informativi del regime?

Nel frattempo, per garantirsi il tipico neutralismo equidistante della Lega, non potremo mai dimenticarci le amicizie delle camice verdi con Milosevic, il Ministro Maroni insiste coll’evocazione di scenari apocalittici sulla Libia tirando in ballo Afghanistan e Somalia che non hanno assolutamente niente in comune colla Libia. Sicuramente sarebbe utile ricordare per filo e per segno le cause e l’evolversi delle situazioni in quei due paesi, magari attraverso un confronto pubblico in una delle tante trasmissioni televisive utilizzate per creare il leader dell’opposizione dell’ultima ora, ma oggi occorre concentrarsi sul da farsi possibile: prima di doverci trovare costretti a un bombardamento come quello del 1999 in attesa della proclamazione di una no-fly zone, avendo il Consiglio di Sicurezza messo sotto tutela la Libia occorre utilizzare tutti i ritrovati tecnologici per impedire al regime di Gheddafi di comprare armi, bombardare dal cielo i rivoltosi, trasportare centinaia di mercernari dal sud e minacciare la distruzione di pozzi petroliferi.

Possibile che non si voglia tentare neanche un radar jamming o un denial of service attack?

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Intervista a Benjamin Ferencz su De Morgen
6 maggio 2011
di Maarten Rabaey

L’ex prosecutore di Norimberga dice che Osama Bin Laden avrebbe dovuto avere un proceso equo.

“Il nemico non si ammazza e basta”

Bruxelles – Uno dei pubblici ministeri al processo di Norimberga (1945-1949) che accusò 22 gerarchi nazisti SS a capo degli Einsatzgruppen, lo statunitense Benjamin B. Ferencz (92 anni), critica i toni trionfali con cui il suo paese ha accolto la notizia della morte di Osama Bin Laden.

“Perfino Herman Göring ebbe un processo equo. A Norimberga abbiamo deliberatamente deciso di procedere secondo la via Americana: lo stato di diritto”.

In una lettera inviata il 3 maggio scorso al New York Times, Ferencz scrive:

L’ottimo reportage “A caccia di Bin Laden” lascia alcune domande sospese. Le scene di giubilo per la morte del più pericoloso assassino di massa sono comprensibili. Ma si tratta di giustificabile autodifesa o di un illegale assassinio premeditato?

Il processo di Norimberga ha aquisito rilevanza mondiale perché ha dato ai più stretti collaboratori di Hitler un processo equo affinché la verità e la giustizia prevalessero con lo stato di diritto. Decisioni segrete prese al di fuori della sfera giudiziaria e fondate su considerazioni politiche o militari rappresentano un pericolo per la democrazia. La gente ha il diritto di conoscere tutta la verità.

Lei aspetta una risposta, anche dalla Casa Bianca.

Penso che dovremmo conoscere i fatti prima di arrivare a concusioni affrettate, come invece mi pare stia accadendo. L’accaduto ci è stato rivelato solo parzialmente. Da ex accusatore a Norimberga, credo fermamente nello stato di diritto. Occorre un esauriente esame giudiziario di tutti i fatti e le circostanze che hanno portato alla morte di Bin Laden. Chi ha premuto il grilletto? Quali erano le istruzioni ricevute? Chi ha dato l’ordine? Solo un’indagine imparziale potrà permetterci di arrivare ad una conclusione.

Per ora la sola conclusione è che lui è morto. Non è abbastanza. La mia paura è che vendetta generi una vendetta maggiore. Sono convinto che la speranza dell’umanità per un mondo di pace dipenda dall’accettazione dello stato di diritto. E fino ad ora di questo non c’è traccia nel caso Bin Laden.

Osama Bin Laden non era armato quando è stato ucciso. Il commando statunitense avrebbe dovuto arrestarlo?

Se si potesse dimostrare che era indifeso e pronto ad arrendersi – come Saddam Hussein – e ciononostante colpito a morte, questo sarebbe un atto criminale. Inaccettabile secondo lo stato di diritto. Forse è andata diversamente. Ho combattuto nella seconda guerra mondiale e so bene che in quei momenti hai pochissimo tempo per riflettere. I soldati coinvolti dovrebbero quindi essere ascoltati, non sotto anonimato, di modo che possiamo conoscere tutti i fatti. In una democrazia la gente ha il diritto di conoscere la verità. Sono fiducioso, credo che un giorno verrà fuori, non penso che ci siano dei Göbbels da noi.

Nella sua lettera al NYT lei ci avvisa dei rischio per la democrazia rappresentato da decisioni extragiudiziarie basate su considerazioni politiche o militari.

Dopo la guerra, i Britannici volevano uccidere i gerarchi nazisti. Noi eravamo contrari e decidemmo di procedere secondo la via Americana, cioè secondo le leggi dello stato di diritto: un processo equo e una punizione adeguata.

La forza di Norimberga consiste nell’aver processato nazisti della portata di Hermann Göring secondo principi nostri, senza doverci piegare così ai loro. Questo è molto importante. Vorrei che il nostro governo fosse guidato dai medesimi ideali. In un mondo di pace non si decide di sparare al proprio vicino perché ritieni che stia minacciando.

La non concessione di un processo priva le vittime di una fine significativa al loro lutto e risposte alle domande che stano cercando?

Molti parenti delle vittime dell’11 settembre hanno elaborato il proprio lutto. Rimane la richiesta di giustizia. Ma possiamo dire che giustizia è fatta ora? La giustizia dovrebbe essere fatta davanti alla legge. Non si può semplicemente fare irruzione in casa e sparare ferendo o ammazzando i bambini e la moglie di Osama Bin Laden, com’è accaduto. Loro sono estranei a tutto questo. Non si può dire “peggio per loro, lei ha scelto il marito sbagliato e i figli il padre sbagliato”. Non è così semplice.

Cosa ne pensa del Presidente Obama quando dice che la giustizia ha prevalso?

Fin quando non sapremo in che modo ha deciso, non potremo giudicarlo. Immagino che abbia dato disposizioni di usare “tutti i mezzi possibili” – un ordine del tipo “arrestatelo se potete, ma siate i primi ad agire facendo attenzione alla vostra sicurezza perché non voglio rischiare di perdere altre vite americane” – lasciando poi il giudizio finale ai comandanti sul campo. Questo è il tipo di ordine che avrei dato io. Ma se l’ordine fosse stato “uccidetelo”, come aveva richiesto l’ex Presidente Bush che voleva “la testa di Bin Laden su un piatto”, allora sarebbe un ordine illegale.

Dobbiamo attendere di conoscere i fatti, includendo le domande sulla legittimità o meno di quest’azione. Anche se non penso che Obama, che ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace e ha studiato ad Harvard come me, avrebbe dato uno ordine così stupido del tipo: “uccidetelo costi quel che costi”.

Il Procuratore Generale Holder parla di autodifesa.

Penso stia arrivando a conclusioni teoriche troppo rapidamente. Che fosse un caso di legittima difesa è tutto da dimostrare. Secondo le ultime informazioni per esempio, non ci sono segni di colpi d’arma da fuoco di risposta nella stanza di Bin Laden. Ripeto, è necessario conoscere i fatti.

I processi attorno ad Al Qaeda sono oscurati dalle “tecniche d’interrogatorio rafforzate” che hanno luogo a Guantanamo, anche se ueste hanno permesso di farci pervenire al nascondiglio di Bin Laden.

“Interrogatorio rafforzato” è un’espressione moderna che sta per tortura ed è inaccettabile. Da soldato ho fatto anche degli interrogatori e comprendo bene quanto possa essere difficile controllarsi di fronte a un assassino che ti urla in faccia che invece di collaborare ti vuole ammazzare. Ti devi controllare, non puoi sparagli un colpo in testa o appenderlo per le unghie dei piedi. Se vuoi un mondo più civilizzato, questo non lo puoi fare.

Quali lezioni dovrebbero trarre gli USA dalla guerra contro Al Qaeda?

Che una pistola non può sconfiggere un’ideologia. Un’ideologia può essere uccisa solo da un’ideologia migliore. Distruggiamo ogni possibilità a nostra disposizione se ci riduciamo ad uccidere semplicememente coloro che compiono atti che noi, comprensibilmente, troviamo pericolosi e ripulsivi. Ma non si può semplicemente ammazzare il proprio avversario. Dopo gli attacchi dell’11 settembre mi sono sempre pronunciato contro la guerra. Avremmo potuto inviare un esercito di imam nel mondo musulmano per far sapere che i terroristi stanno infangando il Corano. Bisogna battersi per convincere quella gente. Non serve ammazzare semplicemente i loro portaparola.

Oggi Obama parlerà ai parenti delle vittime degli attacchi alle torri. Cosa le direbbe lei?

L’11 settembre è un tragico evento nella nostra storia. Dobbiamo guardare oltre ad un mondo più umano in cui crimini come questo vengano condannati in tutto il mondo, anche nel mondo musulmano. Allo stesso tempo, prenderei un esempio da Norimberga. Uno dei miei accusati, il Dr. Otto Rasch, si era reso responsabile della morte di 33.771 tra Ebrei e Gitani. In due giorni, il 29 e 30 settembre 1941!

Essendo un SS-Brigadeführer ha assistito al massacro di migliaia di bambini. In tribunale fu portato su una barella. Era affetto dal morbo di Parkinson. La sua colpevolezza fu dimostrata oltre ogni dubbio. Avrei potuto sparargli in fronte all’istante, e come me tanti altri. Quale sarebbe stato il risultato? Che sarei stato condannato per omicidio. Era colpevole di 10 World Trade Centers, ma non l’ho ucciso perché avevamo deciso di dare un processo equo anche adassassini di massa come lui. Tra l’altro è morto prima dell’esecuzione prevista. Oggi dico che è stato giudicato da un potere più alto.

La sospensione di Paul Flynn

Il 18 settembre 2012, durante un dibattito sulla presenza delle truppe britanniche nel teatro di guerra in Afghanistan, il deputato laburista laburista gallese Paul Flynn è stato espulso dalla Camera dei Comuni per aver affermato in aula che il Ministro competente sta mentendo. Il voto che sancisce l’espulsione (per il resto della sessione di quel giorno) avviene molto rapidamente e in maniera lineare (non è previsto il numero legale), ma se non si può dire in aula che un Ministro o un deputato stia mentendo, dove si deve dire allora?

Ecco il resoconto stenografico del momento dell’espulsione:

Paul Flynn (Newport West) (Lab): […] Other countries have removed their soldiers from this dangerous area, and they are not doing what we are doing, which is arming and training our future enemy. Is this not similar to the end of the first world war, when it was said that politicians lied and soldiers died, and the reality was, as it is now, that our brave soldier lions were being led by ministerial donkeys?

Mr Speaker: Order. I noted what the hon. Gentleman said, but may I ask him to make it clear that he is not suggesting that any Minister is lying to the House of Commons? It would be helpful if he made that clear.

Paul Flynn: That is precisely what I am saying. I believe that we have had lies from the Minister, and I believe that our soldiers have been let down, and they—

Mr Speaker: Order. I am sorry. I asked the question because I wanted clarification, but I am afraid that it is not acceptable for any hon. or right hon. Member to accuse another Member of lying to the House. I must ask the hon. Gentleman to withdraw that allegation.

Paul Flynn: I apologise to you, Mr Speaker, but I insist on retaining my accusation of lying. That is far more important than allowing a group of people to send our soldiers to die in vain in a war from which we should withdraw and from which the country wants us to withdraw. I accept the consequences of what I am saying.

Mr Speaker: I am sorry to say that the hon. Gentleman is ignoring the ruling of the Chair, and in so doing he is behaving, whatever his motives, in a grossly disorderly manner. In those circumstances, I am obliged to name Mr Paul Flynn, the hon. Member for Newport West. Under the power given to me, I name him, and I ask that the appropriate course is now taken by the Deputy Leader of the House.

The hon. Member for Newport West (Paul Flynn), was named by the Speaker for grossly disorderly conduct (Standing Order No. 43).

Motion made, and Question put forthwith (Standing Order No. 44), That Paul Flynn be suspended from the service of the House.—(Tom Brake.)

Question agreed to.

The Speaker directed Paul Flynn to withdraw from the House, and the Member withdrew accordingly.

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Winston Churchill: “Noi plasmiamo i nostri edifici e poi sono loro a plasmarci

British House of Commons 1834

In the debate on rebuilding the bombed House of Commons held in 1943, the wartime parliament agreed overwhelmingly with the prime minister that their chamber should be rebuilt exactly the same shape and size as the old.

It was in this debate that Winston Churchill stated the great truth, that “we shape our

House of Commons before WWII

buildings and afterwards our buildings shape us” and argued that the new chamber “should not be big enough to contain all its members at once without overcrowding and that there should be no question of every member having a separate seat…

Bombed House of Commons

We attach immense importance to the survival of parliamentary democracy. In this country it is one of our war aims.

We wish to see our parliament a strong, easy, flexible instrument of free debate. For this purpose a small chamber and a sense of intimacy are indispensable.”

British House of Commons today


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François Fillon, Primo Ministro francese

Le Monde, pag 10, 14.2.2012

Fillon risponde a una domanda sulle difficoltà dei partiti minori nel raccogliere le firme necessarie per potersi presentare alle presidenziali (in Francia si raccolgono le firme dei sindaci).

Incoraggerete i sindaci a firmare per lei (Marine Le Pen)?
Non ho consigli da dare. Bisogna aprire il dibattito per la prossima volta? Perché no. Ma è inimmaginabile cambiare le regole del gioco alla vigilia delle elezioni o propendere per l’anonimato. Sarebbe una regressione democratica inaccettabile.

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