Obama

Washington DC, 9 settembre 2009

Discorso del Presidente Barack Obama al Congresso degli Stati Uniti sul tema della riforma sanitaria.

Signora Speaker, Vice-Presidente Biden, membri del Congresso, popolo americano,

quando mi sono rivolto a voi, lo scorso inverno, questa nazione era nel bel mezzo della peggior crisi economica dai tempi della Grande Depressione. In media, subivamo una perdita mensile di 700.000 posti di lavoro, il credito era congelato e il sistema finanziario era a un passo dal collasso. Non siamo ancora usciti dal tunnel, e questo potrà dirvelo qualsiasi americano in cerca di un lavoro per pagare le bollette. Per una ripresa piena e sana ci vorranno ancora molti mesi e io non mollerò finché quegli americani che cercano un’occupazione non l’avranno trovata. Fino quando le imprese e l’economia non torneranno a fiorire, finché i proprietari responsabili di immobili non torneranno a vivere nelle loro case, questo sarà il nostro obiettivo finale. Ma grazie all’azione coraggiosa e decisiva che abbiamo intrapreso a gennaio, oggi posso parlarvi con fiducia e dirvi che abbiamo evitato il crollo della nostra economia.

Voglio ringraziare i membri di questa Camera per l’impegno e il sostegno profusi in questi ultimi mesi, specialmente coloro il cui voto, non scontato, ci ha permesso di dare il via alla ripresa. Voglio anche ringraziare il popolo americano per la pazienza e la tenacia dimostrate in questi momenti difficili per tutti noi.

Ma non siamo venuti qua soltanto per risolvere le crisi. Siamo qua per costruire il futuro. Per questo oggi vi parlerò di un tema cruciale per il futuro: il tema della sanità. So di non essere il primo Presidente ad abbordare questo tema, ma sono determinato ad essere l’ultimo.
Ormai è passato quasi un secolo da quando Theodore Roosevelt invocò per la prima volta il bisogno di attuare una riforma sanitaria e da allora quasi tutti i presidenti e i congressi, democratici o repubblicani, hanno tentato in un modo o nell’altro di affrontare questo tema. La prima proposta di legge per un’ampia riforma fu introdotta nel 1943, da John Dingell Sr. 65 anni dopo, suo figlio continua a presentare la stessa proposta all’inizio di ogni sessione. E’ un fallimento collettivo, se non siamo riusciti a fare passi avanti. E anno dopo anno, decennio dopo decennio, siamo giunti al punto di rottura.

Ognuno di noi conosce le grosse avversità a cui è sottoposto chi non è assicurato: vivere ogni giorno con il rischio di andar falliti a distanza di incidente o di malattia. E non si tratta principalmente di persone che già ricevono aiuti dal welfare. E’ la classe media americana. Alcuni hanno un lavoro che però non fornisce loro alcuna copertura, altri sono liberi professionisti che non possono permettersela perché comprare la propria assicurazione senza intermediari costa tre volte tanto quella fornita dal datore di lavoro. Viene negata perfino a chi può e vuole pagare, a causa di malattie o condizioni preesistenti che le assicurazioni giudicano troppo rischiose o troppo costose da coprire.

Siamo l’unica democrazia, l’unica democrazia avanzata sulla Terra, l’unica nazione ricca che permette che milioni dei suoi abitanti subiscano simili privazioni. Ci sono oggi più di 30 milioni di americani che non riescono a pagarsi la copertura sanitaria. Nel solo periodo di due anni, un americano su tre a un certo momento della sua vita deve vivere senza assicurazione sanitaria, ed ogni giorno 14.000 americani perdono la copertura. Questo significa che può succedere a chiunque.

Ma il male che appesta il sistema sanitario non è semplicemente il problema dei non assicurati. Anche chi è assicurato non è mai stato così insicuro come oggi. Sempre più cittadini sono preoccupati dal fatto che il trasferimento, la perdita o il cambio di lavoro possa causare la perdita anche della copertura sanitaria. Sempre più americani pagano i bonus per ritrovarsi, una volta malati, con un pugno di mosche perché l’assicurazione ha annullato la copertura. Accade ogni giorno.

A un uomo, in Illinois, è stata tolta l’assicurazione nel mezzo di un trattamento di chemioterapia dopo che l’assicurazione aveva scoperto che l’uomo non aveva segnalato un caso di calcolosi biliare, di cui peraltro non era nemmeno a conoscenza! Le cure di cui abbisognava gli sono state allora sospese ed è morto. Ad una texana, prossima ad un intervento di mastectomia, l’assicurazione ha annullato la copertura perché aveva dimenticato di dichiarare un precedente caso di acne. Quando le è stata ripristinata la copertura, il suo cancro al seno era raddoppiato. Tutto questo è straziante. E’ sbagliato. Nessuno dovrebbe essere trattato così negli USA.

Abbiamo poi il problema di costi sempre più elevati. Spendiamo una volta e mezzo in più per le cure a persona di qualsiasi altro paese. Ma non per questo stiamo meglio. Questa è una delle ragioni per cui i premi assicurativi sono aumentati tre volte più velocemente degli stipendi. Ecco perché molti datori di lavoro, soprattutto di piccole imprese, obbligano gli impiegati a spendere sempre di più nell’assicurazione o a rinunciarci completamente. E’ il motivo per cui molti imprenditori non riescono ad aprire nuove imprese, e perché molte imprese attive sul mercato internazionale, come i produttori di automobili, sono tra le più colpite. E’ lo stesso motivo per cui molti di noi devono pagare una tassa nascosta e sempre più salata per chi non ha copertura. Sono circa 1000 dollari all’anno che servono a coprire gli interventi di pronto soccorso e il lavoro delle organizzazioni caritatevoli. In pratica, il nostro sistema sanitario sta rivelando tutta la sua insostenibilità, che grava sul contribuente.

Se le spese sanitarie continueranno a crescere a questa velocità, si creerà una pressione sempre maggiore anche su programmi assicurativi come MediCare and MedicAid. E se rimaniamo a guardare i prezzi salire alle stelle, MediCare e MedicAid costeranno più di un qualsiasi piano statale. In altre parole, il problema del sistema sanitario è il problema del deficit. Non c’è nient’altro che abbia un simile peso. Nient’altro.

Questi sono i fatti. Nessuno li nega. Sappiamo che dobbiamo riformare il sistema. La questione è come. A sinistra si ritiene che il solo modo per aggiustare il sistema sia attraverso un sistema di pagamento unico (single-payer system) come in Canada, in cui il mercato delle assicurazioni private risulterebbe significativamente ridimensionato per far posto ad un sistema assicurativo universale gestito dallo Stato. A destra si sostiene che dovremmo dismettere il sistema basato sull’assicurazione fornita dal datore di lavoro e lasciare ogni individo libero di scegliersi la propria assicurazione.

Devo dire che ci sono argomenti che giocano a favore di entrambi i punti di vista, ma entrambi rappresenterebbero un cambiamento radicale che rovinerebbe la situazione in cui si trova oggi la gran parte della gente. Poiché oggi la sanità rappresenta un sesto della nostra economia, credo abbia più senso costruire su ciò che funziona, anziché tentare di mettere in piedi un sistema interamente nuovo. E’ precisamente quello che alcuni di voi hanno tentato di immaginare negli scorsi mesi.

In questo periodo Washington ha dato il meglio e il peggio di sé. Molti di voi hanno lavorato strenuamente all’elaborazione di proposte di riforma. Delle cinque commissioni incaricate di produrre un disegno di legge, quattro hanno completato i loro lavori, mentre la commissione sulle finanze del Senato ha annunciato oggi che terminerà la prossima settimana. Non è mai successo. Il nostro impegno ha trovato il sostegno di coalizioni senza precedenti, tra dottori e infermieri, ospedali, lobby e perfino società farmaceutiche, molte delle quali in passato erano contrarie alla riforma. In questa Camera c’è una condivisione all’80% su ciò che dobbiamo fare. Non siamo mai stati così vicini all’obiettivo finale della riforma.

In questi ultimi mesi però abbiamo anche assistito al solito spettacolo fazioso che non fa altro che nutrire lo sdegno degli americani per il governo. Invece di dibattere onestamente, qualcuno ha preferito optare per la tattica della paura, usando lo strumento delle contrapposizioni ideologiche che non lasciano speranza al compromesso. Troppi hanno sfruttato questo momento per trarre facili successi politici a breve termine, nonostante questo significhi gettare alle ortiche la possibilità di risolvere uno dei più annosi problemi della nostra società. E in questa bufera di accuse e controaccuse, ha regnato la confusione. Bene, è giunta l’ora di smetterla coi battibecchi, il tempo dei giochetti è finito. Questo è il momento dell’azione, è il momento di venir fuori con le migliori idee, tutti e due i partiti, insieme, e mostrare al popolo americano che possiamo ancora fare il lavoro per cui siamo stati mandati qua. E’ l’ora di compiere la riforma sanitaria.

Il progetto che vi sto per annunciare si prefigge tre obiettivi fondamentali: darà maggiore sicurezza e stabilità a chi è già in possesso di un’assicurazione sanitaria; la fornirà a chi non ce l’ha; e frenerà l’aumento del costo della sanità per le famiglie, le imprese e lo Stato. Questo piano chiede a tutti di fare la propria parte, non solo al governo, o alle compagnie assicurative. A tutti, anche ai datori di lavoro e ai singoli cittadini. E’ un piano che raccoglie le proposte di Senatori e Rappresentati, di democratici e repubblicani, di miei avversari nelle primarie e alle presidenziali.

Ecco i dettagli del mio progetto che ogni americano deve conoscere:
Primo: se siete tra le centinaia di milioni di americani già in possesso di un’assicurazione sanitaria che ricevete tramite il vostro lavoro, o tramite MediCare o MedicAid, o attraverso il Dipartimento per i Veterani (U.S. Department of Veterans Affairs), niente nel nostro piano vi obbligherà a cambiare l’assicurazione che avete sottoscritto o il medico che vi segue. Lo ripeto, niente nel nostro piano vi obbligherà a cambiare alcunché. Ciò che questo piano farà sarà migliorare il funzionamento della vostra copertura. Sarà vietato alle compagnie d’assicurazione negare la copertura appellandosi a condizioni pre-esistenti.

Non appena avrò firmato questa legge, le compagnie non potranno annullare alcuna copertura in periodo di malattia, né modificarla, in senso riduttivo, nel momento in serve di più. Non potranno più porre tetti arbitrari sulla copertura complessiva ricevevibile in un dato anno, o in tutta la vita. Metteremo un limite alle spese in cui potrete incorrere per altre ragioni, perché negli USA nessuno deve andar fallito perché malato. Le compagnie assicurative dovranno inoltre coprire, senza pagamenti extra, controlli di routine e terapie di prevenzione, come la mammografia o la colonscopia, perché non è ammissibile che non si possano prevenire malattie come il tumore al seno o al colon. E’ sensato, si risparmiano soldi e si salvano vite. Questo è quanto si aspettano dal governo gli americani che hanno già la copertura sanitaria: più sicurezza e più stabilità.

Secondo, se siete tra le decine di milioni di americani attualmente sprovvisti di assicurazione sanitaria, la seconda parte di questo programma finalmente vi offrirà opzioni di qualità e a prezzi ragionevoli. Se perdete il lavoro, o se lo cambiate sarete comunque coperti. Se volete avviare la vostra piccola impresa sarete coperti. Lo faremo creando una borsa delle assicurazioni, un mercato in cui i singoli cittadini e le piccole imprese potranno acquistare la loro assicurazione a prezzi comptetitivi. Le compagnie assicurative saranno incentivate a partecipare in questo mercato, perché saranno in competizione per avere milioni di nuovi clienti. I clienti, in quanto grande gruppo, avranno maggiore potere per trattare con le compagnie assicurative per avere qualità e prezzi migliori. Funziona così con le grandi società e con i funzionari dello Stato. Funziona così per ogni membro di questo Congresso e quindi è tempo di dare a tutti gli americani le stesse opportunità che riserviamo a noi stessi.

Per quei cittadini e quelle piccole imprese che ancora non possono permettersi il livello più basso di copertura disponibile in questo mercato, abbiamo previsto dei crediti fiscali, la cui entità sarà determinata dal bisogno. Tutte le società assicurative che entreranno in questo mercato dovranno rispettare le regole della protezione del consumatore di cui ho già parlato. Questa borsa prenderà forma in quattro anni, lasciandoci così tempo sufficiente per farla bene. Intanto, per coloro che non possono permettersi un’assicurazione a causa di condizioni mediche pre-esistenti, offriremo da subito una copertura a basso costo che protegga dalla rovina economica in caso di grave malattia. Era una buona idea avanzata dal Senatore John McCain in campagna elettorale, lo è ancora e quindi dovremmo appoggiarla tutti quanti.

Ma anche con queste opzioni a basso costo, ci sarà qualcuno, soprattutto i giovani che non hanno problemi di salute, che preferirà correre il rischio di rinunciare all’assicurazione sanitaria; potranno esserci società che si rifiutano di assistere i lavoratori provvedendo alla loro copertura. Il punto è che questo comportamento irresponsabile ci costa molto caro. Nonostante l’esistenza di opzioni non costose, qualcuno potrà decidere di rinunciare comunque alla copertura. Ciò significherà che saremo noi a pagare i loro costosi interventi di pronto soccorso. Se le imprese non danno ai loro impiegati la copertura, saremo obbligati a mettere mano al portafoglio quando il lavoratore starà male. Questa darà anche un vantaggio sleale a queste imprese.
Se ciascuno di noi non farà la sua parte, molte delle riforme che andiamo cercando, specialmente quella per far sì che le compagnie assicurative coprano anche le condizioni pre-esistenti, non potranno mai essere attuate. Per questo motivo, così come l’assicurazione auto è obbligatoria in molti Stati, il mio programma prevede che ogni cittadino abbia almeno il livello di base di assicurazione.

Allo stesso modo, le imprese dovranno o fornire la copertura ai lavoratori o contribuire al nuovo sistema per coprire il costo dei lavoratori. Ci sarà una « clausola di esonero » per chi non potrà ancora permettersi la copertura, e il 95% delle piccole imprese, in virtù della loro taglia e del loro margine di profitto, sarà esentato da questi requisiti. Ma ci saranno grosse imprese o ricchi cittadini, che potranno permettersi una copertura, che tenteranno di aggirare il sistema, evitando di occuparsi essi stessi dei loro impiegati. Il miglioramento della nostra sanità sarà possibile solo se tutti contribuiranno.

Mentre rimane qualche importante dettaglio da appianare, credo che esista un ampio consenso sui punti che ho appena descritto: protezione del consumatore per chi è già assicurato, una borsa che permetta ai cittadini e alle piccole imprese di acquistare coperture abbordabili e l’obbligo per coloro che possono permettersi un’assicurazione di procurarsene una. Sono certo che queste misure porteranno benefici a tutti gli americani, tutti. E anche alla nostra economia.
Eppure, a causa delle false voci fatte circolare negli ultimi mesi, mi sono reso conto che molti americani si sono irritati. Per questo sono qua, perché vorrei portare un po’ di chiarezza sui punti controversi che ancora persistono.

Alcune di queste preoccupazioni sono dovute a false affermazioni diffuse da coloro che hanno come solo obiettivo quello d’impedire la riforma ad ogni costo. Il miglior esempio è l’idea, propugnata non solo da presentatori televisivi o radiofonici, ma anche da politici, per cui vorremmo creare dei gruppi di burocrati incaricati di uccidere gli anziani che vivono nel nostro paese. Ci sarebbe da ridere, se fossimo cinici e irresponsabili. E’ una menzogna punto e basta. Qualcun altro ancora sostiene che con questa riforma finiremo per assicurare anche gli immigrati clandestini. Anche questo non è vero. La riforma che ho proposto non avrà effetto su chi entra nel nostro paese illegalmente.

« YOU LIE ! Bugiardo! » (Joe Wilson, R. che poi si è scusato http://www.npr.org/blogs/thetwo-way/2009/09/rep_joe_wilson_apologizes_for.html)

Non è vero. E c’è un’altra voce su cui vorrei fare chiarezza: non sarà permesso l’uso di finanziamenti federali per abortire e le attuali leggi che toccano temi etici rimarrano come sono. La mia proposta è stata descritta anche come il tentativo del Governo di far man bassa dell’intero sistema di copertura sanitaria. I critici puntano ad un provvedimento che permetta ai non assicurati e alle piccole imprese di scegliere l’opzione dell’assicurazione pubblica, amministrata dallo Stato come accade con MediAid o MediCare.

Vorrei che una cosa fosse chiara: il mio principio guida è ed è sempre stato quello secondo cui i consumatori sono più soddisfatti quando c’è scelta e concorrenza. E’ così che funziona il mercato. Purtroppo, in 34 Stati il 75% del mercato assicurativo è controllato da non più di cinque società. In Alabama, circa il 90% è nelle mani di una sola compagnia. Senza concorrenza il prezzo delle assicurazioni sale e la qualità scende. Così le compagnie assicurative possono trascurare più facilmente i loro clienti, scegliendo accuratamente i clienti più ricchi e sbarazzandosi dei più malati, presentando parcelle spropositate alle piccole imprese che non hanno potere contrattuale, e aumentando vertiginosamente i tassi. Gli assicuratori non si comportano così perché sono cattivi, lo fanno perché è proficuo. Un ex responsabile esecutivo di una compagnia assicurativa ha affermato, deponendo ad una commissione del Congresso, che le compagnie assicurative non solo sono incoraggiate a sbarazzarsi dei clienti più malati: sono ricompensati. Tutto questo nutre quel fenomeno conosciuto come le « le spietate attese di profitto di Wall Street ».

Non ho alcun interesse a eliminare dal mercato le compagnie assicurative. Forniscono un servizio legittimo e danno lavoro ai nostri vicini e ai nostri amici. Voglio solo responsabilizzarle. Le riforme che vi ho annunciato si prefiggono proprio questo. Ma c’è un’altra cosa che possiamo fare per incentivare le compagnie ad agire onestamente: creare un’opzione pubblica senza scopo di lucro all’interno del mercato delle assicurazioni. Voglio sottolineare che si tratterà di un’opzione disponibile solo per chi non è assicurato. Nessuno sarà obbligato a sceglierla e non avrà nessun impatto su chi è già assicurato. Basandoci sulle valutazioni della Commissione Bilancio del Congresso, pensiamo che meno del 5% degli americani vi aderirà.

Ma alle compagnie assicurative quest’idea non piace. Il loro timore è che le società private non potranno competere ad armi pari con lo Stato e avrebbero ragione se l’opzione pubblica fosse sussidiata dai contribuenti. Ma non sarà così. Vado ripetendo che come una qualsiasi assicurazione privata, anche quella pubblica dovrà essere autosufficiente e sostenersi attraverso i premi che raccoglie. Evitando una parte dei costi di gestione che vengono tolti dai profitti delle compagnie private, stipendi degli amministratori e dei direttori, potremo trovare un buon compromesso per i consumatori. Si otterrebbe anche quella pressione sulle compagnie private necessaria per mantenere prezzi abbordabili senza trascurare la clientela. Avremmo lo stesso sistema con cui scuole e università pubbliche forniscono ulteriori opzioni e concorrenza agli studenti, senza per questo intaccare la vivace rete delle università private.

Bisogna tenere presente che la grande maggioranza degli americani è ancora in favore dell’opzione per l’assicurazione pubblica in linea con quella proposta. Il suo impatto non deve essere esagerato dalla sinistra, dalla destra o dai media. Questa è solo una parte del mio progetto e non vorrei che venisse strumentalizzato per il solito scontro ideologico di Washington. Ai miei mici progressisti vorrei ricordare che per decenni, l’idea centrale della riforma è stata porre fine agli abusi delle compagnie assicurative e provvedere una copertura a chi non ce l’ha. L’opzione pubblica è uno strumento per ottenere quel fine, dobbiamo continuare ad essere aperti altre idee che ci permettano di raggiungere quest’obiettivo. Ai miei amici repubblicani dico che invece di fare affermazioni sconclusionate come quella della man bassa da parte dello Stato, dovremmo lavorare assieme per risolvere ogni preoccupazione che possa legittimamente sorgere.

C’è chi, per esempio, ha suggerito che il sistema pubblico funzionerà solo in quei mercati dove le compagnie assicurative non partecipano con listini abbordabili. Altri hanno proposto una cooperativa, o un ente no-profit, incaricato di amministrare il piano. Queste sono tutte ottime idee di cui vale la pena discutere, ma non cambierò idea sul principio di base per cui se qualcuno non può permettersi l’assicurazione, allora saremo noi a fornigliela dando la possibilità di scegliere. Mi assicurerò che nessun burocrate dello Stato o di una compagnia assicurativa si frapponga tra voi e le cure di cui avete bisogno.

Infine vorrei parlare di qualcosa di molto importante per me, per i membri di questa Camera e per ogni cittadino, ovvero come paghiamo questo progetto. Ecco quello che dovete sapere:
Primo: non firmerò nessun programma che appesantisca di un centesimo il nostro deficit pubblico, né ora né in futuro. Punto. La prova di questo sarà l’inserimento di un provvedimento che ci imporrà di effettuare altri tagli alle spese qualora i risparmi promessi non dovessero materializzarsi. Una delle ragioni per cui mi sono trovato a gestire un deficit di un trillione di dollari subito dopo aver messo piede nella Casa Bianca è che negli ultimi dieci anni troppe iniziative non sono state pagate, dalla guerra in Iraq ai tagli alle tasse per i lavoratori. Non farò lo stesso errore con la sanità.

Secondo: abbiamo estimato che la gran parte di questo programma potrà essere finanziato con fondi provenienti dal sistema già esistente, costellato di sprechi ed abusi. Oggi le immense somme di denaro che spendiamo per la sanità non ci rendono più sani e questo non è il mio giudizio. E’ quello medici e professionisti di tutto il paese. Lo stesso vale per MediCare e MedicAid e infatti voglio qui rivolgermi direttamente agli anziani, perché anche il dibattito su MediCare è stato oggetto di demagogia e forzature varie. Più di 40 anni fa si affermò in questa nazione il principio secondo il quale dopo una vita di duro lavoro gli anziani non dovevano essere abbandonati a se stessi con le loro parcelle mediche da pagare. Così nacque MediCare. E’ un’organizzazione sacra che deve continuare a operare di generazione in generazione. Ecco perché non useremo neanche un centesimo del budget di MediCare per finanziare questo programma. L’unica cosa che sarà eliminata sarà il furto di centinaia di miliardi di dollari e i sussidi di MediCare che inaspettatamente finiscono invece alle compagnie assicurative. Finanziamenti che gonfiano le casse delle assicurazioni, ma che non migliorano la salute degli anziani. Creeremo anche una commissione indipendente di dottori ed esperti medici incaricati di trovare tutte le fonti di spreco, anche per il futuro. Queste misure faranno sì che voi, anziani d’America, raccoglierete i benefici che vi sono stati promessi. Permetteranno a MediCare di essere presente anche per le generazioni future.

Una parte dei soldi risparmiati sarà utilizzata per chiudere quel divario, tra le assicurazioni, che obbliga molti anziani a sborsare migliaia di dollari all’anno per i medicinali di cui hanno necessità. Ecco cosa faremo dunque. Non badate quindi quelle storie che vi raccontano come sarete privati dei vostri vantaggi. Anche perché tra questi inventori di storie c’è chi si è battuto contro MediCare in passato, per poi votare quest’anno un bilancio che essenzialmente avrebbe traformato MediCare in un programma privato di voucher. Questo non avverrà finché ci sarò io. Proteggerò MediCare. E dato che essa occupa un posto di prim’ordine nel sistema sanitario, migliorare il programma significa effettuare quei cambiamenti che permetteranno di ridurre i costi che tutti noi sosteniamo.

Sappiamo da molto tempo ormai che istituti come l’Intermountain Healthcare in Utah, o il Geisinger Health System in Pennsylvania offrono un’assistenza sanitaria di qualità a prezzi inferiori alla media. La commissione che ho menzionato quindi potrà incoraggiare la diffusione in tutto il sistema del loro metodo, attraverso medici e professionisti. Tutto quello che va dalla riduzione delle infezioni contratte in ospedale, ad un miglior coordinamento tra gruppi di dottori, alla riduzione dei problemi di MediCare e MedicAid finanzierà la gran parte di questo programma. Buona parte della spesa rimanente sarà coperta con gli introiti delle compagnie farmaceutiche e assicurative che potranno contare su maggiori vantaggi futuri derivanti da decine di milioni di nuovi clienti. Le assicurazioni dovranno pagare una tassa per i contratti più costosi, così facendo si incoraggeranno le società assicurative ad essere più responsabili economicamente. Questa proposta ha trovato il sostegno di esperti democratici e repubblicani, che ritengono altresì che questa nuova borsa sarà la chiave che permetterà di mantenere basse le spese sanitarie per tutti noi nel lungo termine.

Infine, molti dei presenti in questa Camera, in particolare i repubblicani, ripetono da tempo che riformare le leggi sulle cattive pratiche mediche potrà contribuire ad abbassare il costo della sanità. Eccovi! Io non credo che compiendo tale riforma saremo in una botte di ferro, ma ho parlato con un numero sufficiente di medici per capire che la medicina difensiva potrebbe far aumentare inutilmente le spese. Propongo quindi di andare avanti con nuove idee che diano la priorità alla sicurezza del paziente e lasciare che i dottori si focalizzino sulle pratiche mediche. L’amministrazione Bush aveva considerato la possibilità di avviare dei progetti pilota in alcuni Stati per testare queste proposte. Penso che sia una buona idea. Per questo ho dato mandato, oggi, al Ministro della Salute di portare avanti questa iniziativa.

In totale il piano che vi sto proponendo costerà 900 miliardi di dollari da ripartirsi in un arco temporale di 10 anni. Meno di quanto abbiamo speso nella guerra in Afganistan e in Iraq, e meno dei tagli alle tasse per i più ricchi americani approvati dal Congresso all’inizio della precedente amministrazione. Il carico maggiore di queste spese sarà sostenuto da fondi già spesi, ma spesi male, all’interno del sistema esistente. Il nostro deficit non ne risentirà, la classe media avrà più sicurezza, nessun aumento delle tasse, e se riusciremo a rallentare l’aumento del costo della sanità di un solo decimo dell’1% ogni anno, ripeto, un decimo dell’1%, ridurremo il deficit di quattro trilioni di dollari nel lungo periodo.

Questo è il mio progetto. E’ un progetto che include idee di molti membri di questa Camera, democratici e repubblicani. E continuerò a cercare sempre un terreno comune su cui lavorare. Se qualcuno vuole propormi idee serie, lo ascolterò. La mia porta è sempre aperta. Ma sappiate una cosa: non sprecherò tempo con chi ritiene che la cosa migliore da fare sia ammazzare questa riforma anziché provare a migliorarla. Non rimarrò a guardare mentre i gruppi d’interesse utilizzeranno le solite tecniche per lasciare le cose esattamente come stanno. Se mistificate o date una falsa descrizione del contenuto di questo progetto, non staremo a guardare. Non accetterò il mantenimento dello status quo come soluzione. Non questa volta, non ora. Ognuno di noi sa cosa accadrà se non facciamo nulla. Il debito nazionale crescerà, altre famiglie perderanno tutto e altre imprese dovranno chiudere. Altri americani perderanno la copertura proprio quando sono malati e altri ne moriranno. Sappiamo che queste cose sono vere. E’ per questo che non possiamo fallire. Perché ci sono troppi americani che contano su di noi, sul successo finale. Ci sono quelli che soffrono in silenzio e quelli che vogliono condividere le loro storie con noi, attraverso le istituzioni locali, le lettere, le email..

Ho ricevuto una di queste lettere pochi giorni fa. Era del nostro caro collega Ted Kennedy. Aveva già scritto a maggio, poco dopo aver appreso che la sua malattia era terminale. Mi ha chiesto di renderla pubblica dopo la sua morte. Raccontava della bellezza degli ultimi mesi della sua vita, grazie all’amore e al sostegno dei familiari, degli amici, della moglie Vicky, i suoi figli che sono qua oggi. Si diceva fiducioso che questo sarebbe stato l’anno della riforma sanitaria, del « grande tema incompleto della nostra società » come lo chiamava lui. Diceva la verità quando ripeteva che dalla sanità dipende la nostra prosperità futura e mi ricordava che questa faccenda non contiene solo aspetti materiali. E’ prima di tutto un tema morale, scriveva, in cui non sono in gioco soltanto dettagli politici, ma principi fondamentali, di giustizia sociale e il carattere del nostro paese. Ho riflettuto molto su questa frase: « il carattere del nostro paese ».

Una delle cose uniche e mervagliose dell’America è sempre stata la fiducia in se stessi, il nostro spiccato individualismo, la fiera difesa per la libertà e quel sano scetticismo nei confronti dello Stato. Misurare il ruolo e la presenza di quest’ultimo è stato sempre fonte di dibattiti rigorosi e talvolta molto accesi. E’ la nostra storia. Secondo alcuni critici di Ted Kennedy, il suo liberalismo era un affronto alla libertà dell’America. Per loro, la sua passione per l’assistenza sanitaria universale era semplicemente passione per un grande Stato. Ma chi conosceva Ted e lavorava con lui, qui, membri di entrambi i partiti, sa che era motivato da ben altro. Lo sa il suo amico Orrin Hatch, con cui ha lavorato per dare la copertura sanitaria ai bambini. Lo sa il suo amico John McCain, con cui ha lavorato per creare una Carta dei Diritti del Paziente. Lo sa il suo amico Chuck Grassley, con cui ha lavorato per dare l’assicurazione ai bambini disabili.

Su questi temi, la passione di Ted Kennedy non scaturiva da una rigida ideologia, nasceva dalla sua esperienza. Dall’esperienza di aver avuto due figli colpiti da cancro. Non ha mai dimenticato il terrore e il senso d’impotenza che un padre prova quando un filgio viene colpito così duramente e si è immaginato quanto dev’esser difficile per chi non è assicurato, come dev’essere difficile dire alla propria moglie, al figlio o a un anziano genitore che c’è qualcosa che potrebbe alleviare le sofferenze ma è troppo costoso.

Il suo altruismo e la sua considerazione per le condizioni degli altri non sono un sentimento di parte, non è né repubblicano né democratico. E’ parte anch’esso del carattere americano: la capacità di mettersi nei panni degli altri; saper riconoscere che siamo tutti sulla stessa barca; sapere che quando la fortuna ci volta le spalle e le cose vanno male, qualcun altro sarà pronto a darci una mano; la convinzione che in questo paese il duro lavoro e un comportamento responsabile deve essere ricompensato con misure che diano sicurezza e fair play; e accettare che a volte lo Stato deve intervenire per aiutare a mantenere una promessa. Questa è la storia del nostro progresso.

Nel 1935 quando più di metà della nostra popolazione anziana non era in grado di mantenersi e i loro risparmi andavano in fumo, ci fu chi sosteneva che il welfare avrebbe portato al socialismo. Ma le donne e gli uomini del Congresso non si piegarono ed è grazie a loro che oggi viviamo meglio.

Nel 1965, qualcuno disse che MediCare avrebbe permesso allo Stato di impadronirsi dell’intero sistema sanitario, ma democratici e repubblicani del Congresso non indietreggiarono. Si unirono, e così siamo entrati nell’era dell’oro con più serenità. I nostri predecessori hanno compreso che lo Stato non può e non deve risolvere tutti i nostri problemi. Hanno compreso che ci sono istanze in cui ii guadagni e le insicurezze che derivano dall’azione dello Stato non valgono al punto da porre altri paletti alla nostra libertà.

Ma hanno anche capito che al pericolo di troppo Stato corrisponde quello opposto, cioè di troppo poco. Senza l’interevento cruciale di politiche giuste, i mercati crollano, i monopoli soffocano la competizione, i cittadini più vulnerabili sono sfruttati. E sapevano che quando una qualsiasi misura governativa, indipendentemente da quanto ben progettata, cade vittima di dileggio, quando ogni tentativo di aiutare i bisognosi viene attaccato con l’etichetta del « non-americano », quando fatti e ragioni vengono gettati a mare e soltanto la timidezza passa per saggezza, quando non possiamo più dare vita ad una conversazione seria su temi che contano veramente, a quel punto non abbiamo perso solo la capacità di far fronte a nuove sfide, perdiamo qualcosa di essenziale per noi stessi. Era vero allora, e lo è ancora oggi.

So quanto sia stato difficile il dibattito sulla riforma sanitaria. So che molti nel nostro paese sono molto scettici e pensano che lo Stato sia sulle loro tracce. So che la mossa politicamente più comoda sarebbe quella del rinvio, rinviare a tra un anno, o alla prossima elezione, o al prossimo mandato. Ma non è quel che ci serve ora. Non è quello per cui siamo stati eletti. Non siamo venuti qua temendo il futuro, siamo qua per costruirlo. Penso ancora che possiamo farcela, anche quando è difficile. Io credo ancora, io credo ancora che possiamo agire quando è difficile. Credo ancora che sia possibile sostituire l’acrimonia con la civilità e la crisi col progresso. Penso ancora che si possano fare grandi cose e che ci faremo trovare preparati qui, oggi, al test della storia. Perché questo è ciò che siamo. E’ la nostra chiamata. E’ il nostro carattere. Grazie. Dio vi benedica e benedica gli USA.

Traduzione di Wikiangiols

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