In GB disoccupazione in calo nonostante la recessione

Le Monde, 19.7.2012
di Eric Albert

UKStrano paradosso. Mentre il Regno Unito è in recessione, l’austerità in funzione a pieni giri – che potrebbe continuare fino al 2020 ha avvertito, mercoledì 18 luglio il Primo Ministro, David Cameron – e con la crescita data per stagnante quest’anno (+ 0,2%, secondo il Fondo Monetario Internazionale), il mercato del lavoro resiste. La disoccupazione addirittura è scesa dello 0,2% tra marzo e maggio, all’8,1%, secondo le statistiche ufficiali rilasciate mercoledì. Alla fine di maggio c’erano 65.000 disoccupati in meno che nel mese di marzo, a 2,58 milioni.

La maggior parte degli economisti, che prevedevano all’inizio della crisi una disoccupazione superiore al 10%, è perplessa. “Il mercato del lavoro continua a sfidare le leggi della gravità economica”, dice uno stupito Gerwyn Davies, del Chartered Institute of Personnel and Development (CIPS), un istituto per le risorse umane. “Sono sorpreso: vado dicendo da tempo che la disoccupazione dovrebbe essere più elevata”, ammette Howard Archer, economista di Global Insight.

Contratti temporanei grazie alle Olimpiadi

Non si tratta d’indorare la pillola. La disoccupazione è comunque aumentato notevolmente rispetto agli anni 2005-2006, quando si attestava attorno al 5%. Non solo, la disoccupazione giovanile supera il 20% e la disoccupazione di lunga durata è al suo massimo in quindici anni. Il miglioramento di maggio è dovuto in gran parte dalle assunzioni temporanee legate alle Olimpiadi.

Tuttavia, il Regno Unito fa meglio di molti paesi europei, malgrado la crescita altrettanto mediocre. Ciò si spiega principalmente con la flessibilità delle leggi che regolamentano il mercato del lavoro della GB. Si nascondono due fenomeni dietro le statistiche: un forte aumento del lavoro part-time e salari stagnanti.

In altre parole, in GB si preferisce accettare un impiego meno retribuito e con orario ridotto, piuttosto che essere disoccupati. Dal 2006, la diminuzione del numero di persone occupate a tempo pieno (- 673.000) è stata compensata dalla crescita dei part-time (+ 662.000).

Flessibilità del mercato del lavoro

John Salt dirige il sito Totaljobs.com, che pubblica 125.000 offerte di posti di lavoro al mese. Dall’inizio della crisi nel 2008, ha fatto notare che la politica sulle assunzioni è cambiata: “Molte persone sono impiegate per conto proprio, o come subordinate”. Questo consente alle aziende di licenziare più facilmente e di limitare i benefici connessi all’impiego fisso (prestazioni in natura, pensione…).

Salt sottolinea che i salari sono praticamente bloccati da quattro anni. “In termini reali, al netto dell’inflazione, probabilmente si sono ridotti.”

La flessibilità del mercato del lavoro si estende anche all’industria automobilistica. A maggio General Motors ha annunciato un investimento di 150 milioni di euro nello stabilimento di Vauxhall dopo un referendum votato dal 94% dei 2200 dipendenti. L’accordo siglato stabilisce un congelamento di due anni dei salari, seguito da un aumento nei due anni successivi leggermente al di sopra dell’inflazione.

A tutto ciò dobbiamo aggiungere la creazione di una “banca delle ore” : nei tempi lenti, i dipendenti non lavorano verranno retribuiti normalmente; mentre nei momenti di picco le ore di straordinario non saranno pagate nel limite il numero di ore accumulate. Oltre ai posti di lavoro salvati, 700 nuovi dipendenti saranno reclutati a seguito di questo investimento.

Gli economisti hanno anche un’altra spiegazione della capacità di resistenza dell’occupazione attuale. Nei primi anni 1990, la recessione aveva costretto le aziende a licenziare in massa. Due o tre anni dopo, hanno dovuto riassumere e formare una nuova forza lavoro, che è cosa lunga e costosa. “Stavolta, le aziende preferiscono mantenere il personale qualificato, in attesa che l’economia migliori”, ha dichiarato Davies, che però avverte che in mancanza di crescita, la situazione non durerà in eterno e allora la disoccupazione potrebbe aumentare.

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