Dopo la Veglia per la verità

Grazie a coloro che hanno partecipato sin dalle 17 del pomeriggio del 20 gennaio alla conferenza stampa tenuta dai deputati e senatori del Partito Radicale davanti al Queen Elizabeth II Confrence Centre, alla Veglia per la verità e a quelli che ci hanno raggiunti alla manifestazione che ha avuto inizio il mattino del 21 gennaio. Vogliamo ringraziare in particolare gli italiani residenti in GB che si sono uniti a noi anche nella fase notturna della veglia.

Le immagini della veglia

A proposito di questacampagna per la verità sulla guerra in Iraq e il mancato esilio di Saddam Hussein, l’ex deputato radicale Gianfranco Spadaccia scrive:

Io rimango sempre sbalordito quando vedo che una questione riguardante la volontà e la responsabilità politica di governanti di grandi potenze che hanno nelle loro mani i destini del mondo e dalle cui decisioni dipende la pace o la guerra viene esaminata con mentalità da legulei che con le lenti di ingrandimento pretendono di trovare nelle “carte” le prove. A parte che le carte spesso vengono falsificate come è avvenuto a proposito delle famose prove riguardanti il possesso da parte di Saddam delle armi di distruzione di massa (come ha poi dovuto ammettere con vergogna – una vergogna che gli fa onore – il segretario di stato di Bush Colin Powell), non comprendo come si possa trovare normale che governi mobilitino centinaia di migliaia di soldati, trasportandoli nel deserto, dotati della tecnologia necessaria a scatenare una dura e vittoriosa guerra che era prevedibile comportasse, dopo la caduta di Saddam, un lungo periodo di lutti, instabilità, guerra civile (terreno di coltura ideale per il terrorismo di Al Qaida che avrebbe dovuto essere il vero nemico da battere) per poi rifiutarsi persino di chiedersi che cosa abbiano fatto quegli stessi leaders in quei giorni per rendere praticabile una iniziativa – l’offerta di esilio a Saddam – che aveva preso forma in Italia e in alcuni Stati Arabi ed era stata fatta propria da alcuni governi. Si riduce così una iniziativa politica rivolta non solo a Saddam ma all’opinione pubblica irachena e all’intera opinione pubblica araba a una mediocre questione di accertamento notarile:il Signor Saddam era disposto ad accettare l’offerta di esilio? (che per altro era stata solo oggetto di sondaggi informali). Ma proprio per il suo carattere di pressione rivolto a creare una alternativa alla guerra, l’iniziativa doveva essere sostenuta e amplificata dal momento che era resa drammaticamente credibile proprio dallo schieramento delle forze belliche messe in campo. Fu fatto invece esattamente il contrario. La si guardò con sufficienza e con incredulità. E la si boicottò, grazie a Gheddafi,  nel momento in cui poteva acquistare forza e divenire una grande iniziativa ufficiale e internazionale di pace dello stesso mondo arabo. Io, che per anni su altre questioni ho dissentito, in quella occasione aderii all’iniziativa di Marco “Iraq libero” proprio perchè ne colsi appieno il valore e la praticabilità. Non si trattava solo, allora come oggi, di confrontarsi con una decisione con ogni evidenza sbagliata (quella di estendere la guerra al terrorismo all’Iraq di Saddam), ma soprattutto di rispondere con una concreta iniziativa di pace ad un immenso movimento pacificista mondiale che non andava per il sottile e aveva connotazioni  antioccidentali . La pace non è una emozione, non è, non può essere solo reazione e sdegno contro la guerra, essa esige per un nonviolento la responsabilità di iniziative rivolte a costruirla. Ad anni di distanza, alla luce delle ricostruzioni e della documentazione che è stata raccolta mi sono convinto che era un terreno che era stato accuratamente preparato e che poteva essere percorso con successo solo che lo si fosse voluto. Sarebbe bastato rinviare l’invasione di alcuni giorni, al massimo di una settimana. E la stessa guerra, se l’iniziativa non avesse avuto successo, avrebbe avuto probabilmente motivazioni diverse e più credibili giustificazioni, Chi furono i boicottatori? Senza ombra di dubbio Bush e Blair. Non a caso Aznar ha voluto documentare una sua diversa sollecitazione in proposito, lasciandone traccia nei colloqui ufficiali con Bush e Blair e preoccupandosi successivamente di renderla nota. Quanto a Berlusconi si è probabillmente limitato a rendere con ogni probabilità, magari avvalendosi dei suoi rapporti con Gheddafi, i bassi servizi che è abituato ad attendersi dagli altri.

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