Le Monde contro il proporzionale

Il Belgio e l’Olanda malati di populismo
Le Monde, 5.9.2010

Due democrazie europee attraversano una crisi senza precedenti: a tre mesi dal voto, Olanda e Belgio stanno ancora aspettando. Aspettano il programma e la formazione del governo, anche a rischio di ricorrere ad improbabili coalizioni.

A Bruxelles, il tormento è iniziato nel 2007 quando Yves Leterme, cristiano democratico fiammingo legittimò il messaggio degli indipendentisti fiamminghi ai quali si era associato. E’ stato divorato però, e con lui il suo partito, dalla Nuova Alleanza Fiaminga (NVA) che, grazie a lui, ha così potuto far prosperare l’idea delle Fiandre autonome, libere dal fardello vallone e in grado di potersi accaparrare anche Bruxelles. La confusione oggi è tale da far apparire lo scenario della divisione come non più irreale.

La situazione nei Paesi Bassi, nonostante l’assenza di attriti linguistici, non è certo migliore. I due partiti tradizionali – i cristiano democratici e i liberali – hanno tentato di lavorare ad un patto col diavolo con l’estrema destra di Geert Wilders, acceso islamofobo. In cambio del sostegno dei populisti alla coalizione di minoranza e al programma di austerità, i due partiti si sono impegnati ad accettare una severa politica sull’immigrazione. Ma Wilders ha fatto crollare il castello di carte criticando la mancanza di credibilità dei cristiano democratici.

Al di là delle differenze, i due stati del nord, a lungo visti come esempio dell’arte del compromesso, soffrono di mali molto simili: la crescita di un populismo egoista e spesso antieuropeo, il disincanto dell’opinione pubblica nei confronti di sistemi politici col fiato corto, ed una frammentazione elettorale che favorisce il sistema di rappresentanza proporzionale, accentuata, in Belgio, dal voto obbligatorio che non fa che accrescere il malcontento.

La democrazia belga e quella olandese, a lungo staibli grazie alla circolazione di voti all’interno del circuito delle tre famiglie politiche tradizionali – cristiano democratici, socialdemocratici e liberali – hanno lasciato crescere partiti protestatari che oggi ne minacciano gli equilibri.

Dopo un’estrema destra fondamentalista e xenofoba, le Fiandre hanno assistito alla nascita di una destra nazionalista disinibita che ha saputo combinare la critica alla “cattiva gestione” pubblica con la rivendicazione indipendentista e con la denuncia del trasferimento di fondi ai “poveri” francofoni. Nei Paesi Bassi, i partiti classici non hanno nemmeno visto arrivare la minaccia di un populismo antimusulmano che fa dell’immigrato il capro espiatorio.

In entrambi i paesi, l’impotenza dei partiti tradizionali, incapaci di contrastare con argomentazioni razionali le voci populiste, ha fatto sì che partiti in origine assolutamente minoritari raggiungessero la notorietà. La curiosità dei media, avidi di novità, e l’amplificazione della loro parola hanno dato credibilità a quest’ultima. Ma soprattutto grazie a sistemi elettorali che hanno trasformato i parlamenti in camere d’eco di visioni caricaturali sulle principali questioni politiche. Un bilancio preoccupante.

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