L’Aquila vs Christchurch

Il terremoto di L’Aquila vs quello di Christchurch

Con tutto il chiasso attorno alla questione se fosse stato possibile prevedere il terremoto a L’Aquila, forse ci dimentichiamo che in realtà non ce n’era bisogno. Come ha mostrato il recente terremoto di Christchurch, le città possono sopravvivere relativamente incolumi senza alcuna previsione. Quel che serve è un’adeguata preparazione.

L’intero aspetto della “previsione” è un diversivo. Tutti sapevano che prima o poi L’Aquila sarebbe stata colpita da un terremoto. Indipendentemente da quanto detto dagli scienziati sulle possibilità di un terremoto a breve termine, la città doveva farsi trovare pronta. Il paragone tra L’Aquila e Christchurch mostra cosa si può ottenere con una diversa preparazione.

Intanto qualche dettaglio sui due terremoti: la magnitudo a L’Aquila era di 6.3 Mw, ad una profondità di 9 km; a Christchurch era di 7.1 Mw, a 10 km di profondità. La popolazione di L’Aquila è di 73.000 abitanti, mentre a Christchurch sono 370.000. Questi numeri fanno immaginare un numero di vittime a Christchurch molto maggiore.

In realtà non è così. A Christchurch ci sono state solo 2 persone che hano riportato ferite gravi. L’Aquila invece ha avuto 308 morti. Come ha fatto Christchurch a rimanere così illesa?

C’è un tantino di fortuna che incide nel bilancio delle vittime. In NZ il terremoto ha colpito alle 4:35 del mattino, mentre tutti o quasi dormivano. Le fotografie dei danni causati mostrano le strade del centro cittadino invase dalle macerie. Sarebbe andata molto peggio se fosse accaduto con le strade affollate. Ma non è questa la differenza con L’Aquila, dato che anche in Italia il terremoto colpì nelle prime ore del mattino, alle 3:32 locali.

Quel che conta è che il danno agli edifici di Christchurch è molto minore rispetto a L’Aquila. Perché? La risposta sta nella corretta applicazione dei regolamenti edilizi. Potrà sembrare poca cosa, ma le regole sull’edilizia sono probabilmente la miglior garanzia di sopravvivenza in caso di terremoto. Anche se l’Italia ha regolamenti severi, specie nelle aree più soggette a sisma, molti degli edifici a L’Aquila non erano costruiti secondo tali regole. Sappiamo che il crimine organizzato è un grosso problema che interessa l’industria edilizia in Italia, soprattutto nel sud. Alcuni costruttori “canaglia” hanno impiegato materiali scadenti per risparmiare, facendo così pagare il prezzo agli abitanti.

Ci sono poi altri fattori che contribuiscono alla riduzione dell’impatto dei terremoti in Nuova Zelanda. Esistono per esempio campagne d’informazione che spiegano ai cittadini cosa fare in caso di sisma, ed assicurazioni sul terremoto obbligatorie del Governo che prevedono un fondo, sempre pronto, per la ricostruzione immediata.

Sono tutti elementi che aiutano, ma sono le regolamentazioni edilizie la parte principale. Sarà un cliché ma è vero: i terremoti non uccidono, sono gli edifici che crollano che uccidono.

C’è una grossa differenza nell’impatto del terremoto di Christchurch con quello di Haiti, e nelle implicazioni che ha la povertà sull’alto numero di vittime. La NZ e l’Italia comunque hanno un reddito procapite abbastanza simile, 29.000$ circa. Gli errori di L’Aquila non sono dovuti alla povertà, né all’ignoranza scientifica. Sono politici. Non si è lavorato abbastanza per assicurare la resistenza edilizia in caso di disastro naturale. E’ una lezione che ogni paese a rischio sismico dovrebbe imparare.

Gareth Fabbro

L’articolo originale del geologo gallese G. Fabbro è qua

Le foto di Christchurch di B. Humphrey qua

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