Felice Cavallotti e il programma radicale del 1890

“Patto di Roma”, ovvero il programma di democrazia radicale
steso in gran parte da Felice Cavallotti

Prima Assemblea Radicale

(Roma, Teatro Costanzi, maggio 1890)

Gli obiettivi della lotta:

  • Nessuna ingerenza della Chiesa nella vita dello Stato, nessuna conciliazione o concordato, bastando ampiamente il principio della libertà religiosa e le leggi ordinarie;
  • La consultazione della nazione, quando fossero stati in gioco interessi e decisioni supremi;
  • L’indennità ai deputati, per permettere anche ai meno abbienti di accedere a ruoli dirigenti;
  • La possibilità  di convocare il parlamento in casi urgenti o per atti gravi del governo, anche in tempo di vacanze e di chiusura di sessione;
  • La rivendicazione di tutti i diritti di riunione, di associazione, di stampa;
  • Una legge speciale sulle responsabilità dei ministri, l’esclusione dei membri del governo dal voto di fiducia, il divieto del cumulo dei ministeri nella stessa persona;
  • Il mantenimento al potere centrale (secondo le lezioni di Cattaneo, n.d.r.) solo di poche fondamentali competenze, decentrando tutto il resto, giacché la tutela accentratrice, eccessiva, provoca la paralisi della vita generale;
  • Lo snellimento della burocrazia e l’eliminazione dei ministeri inutili;
  • L’ideale di una Roma laica e civile, capitale della scienza e della democrazia, con richiami alla ‘terza Roma’ di Mazzini e alla tradizione illuministica e rivoluzionaria (che il grande sindaco democratico Ernesto Nathan cercò di realizzare, spesso riuscendovi, nel primo decennio del Novecento, n.d.r.);
  • L’indipendenza della magistratura, la semplificazione del processo civile, il gratuito patrocinio  per i poveri, la giuria nei processi politici, l’indennità ai cittadini ingiustamente accusati e colpiti;
  • L’abolizione della pena di morte e la revisione del codice penale;
  • L’educazione gratuita ai poveri e meritevoli dall’asilo all’Università, l’istruzione laica e obbligatoria per i primi cinque anni delle elementari, l’autonomia piena delle Università;
  • La riduzione della ferma e delle spese militari, considerando tutti i cittadini militi, non soldati;
  • Le otto ore di lavoro, la cassa pensioni per la vecchiaia e gli infortuni, l’istituzione di camere del lavoro e di collegi di probi viri, sanzioni per gli imprenditori imprevidenti, con l’obbligo del risarcimento danni;
  • L’esenzione dal dazio dei beni di prima necessità, l’imposta unica e progressiva (vecchio mito garibaldino, n.d.r.);
  • Un vasto programma di lavori pubblici, la bonifica della terra, con la redenzione dell’agro pontino e la trasformazione della valle padana;
  • Un argine agli abusi anche della manomorta laica, espropriando le terre incolte, incamerando quelle mal coltivate, con concessioni dirette agli agricoltori, alle cooperative, alla piccola proprietà;
  • Lotta all’emigrazione;
  • Fratellanza latina con la Francia, divenuta repubblica laica e democratica, simbolo degli obiettivi della politica radicale e riferimento delle speranze progressiste, amicizia cordiale con l’Inghilterra;
  • Opposizione all’imperialismo e al colonialismo, alla luce della pregiudiziale sacra alle generazioni del Risorgimento del rispetto delle nazionalità, anche di colore, e della priorità dei problemi interni;
  • Gli Stati Uniti d’Europa, che non dovevano escludere l’amore della patria e la difesa accalorata della propria nazionalità;
  • L’emancipazione della donna, con l’allargamento del diritto di voto ad esse e la lotta contro la prostituzione e le case di tolleranza (nella quale si distinse Ernesto Nathan, il futuro sindaco di Roma, n.d.r.).

NOTA: Il Partito Radicale si costituì formalmente come tale proprio nel 1890, primo dei partiti politici in senso moderno, seguito poi, nel 1892, dal Partito Socialista e, nel 1895, dal Partito Repubblicano. L’ideale di Cavallotti e dei democratici radicali, di estrazione garibaldina, è il “Partito delle mani nette”, che vive soltanto delle sottoscrizioni degli aderenti o ‘militanti’, quasi “oboli dei credenti laici”.

Felice Cavallotti

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