Roberto Saviano

Questo è per me uno dei passaggi principali del libro di Roberto, Gomorra, che mi sono letto in una settimana.

“Centinaia di donne scendono per strada, bruciano cassonetti, lanciano oggetti contro le volanti. Stanno arrestando i loro figli, nipoti, vicini di casa. I loro datori di lavoro. Eppure non riuscivo a vedere su quei visi, in quelle parole di rabbia, in quelle cosce fasciate da tute così attillate che sembrano sul punto di esplodere, non riuscivo a vedere solo una solidarietà criminale. Il mercato della droga è fonte di sostentamento, un sostentamento minimo che per la parte maggiore della gente di Secondigliano non ha alcun valore d’arricchimento. Gli impreditori dei clan sono gli unici ad averne un vantaggio esponenziale. Tutti quelli che lavorano nell’indotto di smercio, deposito, nascondiglio, presidio, non ricevono che stipendi ordinari a fronte di arresti, mesi e anni in carcere. Quei visi avevano maschere di rabbia. Una rabbia che sa di succo gastrico. Una rabbia che si è difesa del proprio territorio, sia un’accusa contro chi quel luogo l’ha sempre considerato inesistente, perduto, da dimenticare.
Questo gigantesco dispiegamento di forze dell’ordine che arriva all’improvviso solo dopo decine di morti, solo dopo il corpo bruciato e torturato di una ragazza del quartiere, sembra una messa in scena. Le donne di qui sentono puzzadi presa in giro. Gli arresti, le ruspe, sembrano qualcosa che non va a modificare lo stato di cose, ma solo un’operazione a favore di chi ora ha necessità di arrestare e buttare giù pareti. Come se d’improvviso qualcuno cambiasse le categorie d’interpretazione e dicesse che la loro vita è sbagliata. Lo sapevano benissimo che lì era tutto sbagliato, non dovevano arrivare elicotteri e blindati a ricordarlo, ma sino ad allora quell’errore era la loro forma prima di vita, la loro forza di sopravvivenza. In più nessuno, dopo quell’irruzione che la complicava e basta, avrebbe davvero cercato di cambiarla in meglio. E allora quelle donne volevano gelosamente custodire l’oblio di quell’isolamento, di quell’errore di vita e cacciare chi d’improvviso s’è accorto del buio.”

Gomorra, pag. 107-8


Lo scorso dicembre Roberto si trovava a Roma ed è venuto alla sede del Partito Radicale per incontrare Marco Pannella. Doveva restare un’ora circa. E’ rimasto per due 🙂

Roberto Saviano e Marco Pannella

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