Il Partito Pirata all’arrembaggio dell’Europa

E’ apparso un lungo articolo su Le Monde del 13-14 dicembre 2009 sul Partito Pirata nato in Svezia nel 2006. Il presidente Rick Falkvinge è venuto alla sessione fondativa dell’Associazione Radicale Agora Digitale, svoltosi a Salerno il 6 settembre scorso e che ha visto l’elezione di Luca Nicotra a segretario e Marco Cappato a presidente.
I pirati svedesi hanno due eurodeputati che siedono al Parlamento di Bruxelles: Christian Engström e Amelia Andersdotter.

Ho tradotto l’articolo di Le Monde in italiano

Le Monde e il Partito dei Pirati

Il Partito Pirata all’arrembaggio dell’Europa

Nato in Svezia nel 2006, il nuovo soggetto politico lotta contro la soppressione del download illegale e si batte per la libertà individuale su internet. Ha già due deputati al Parlamento europeo e la sua influenza cresce anche in altri paesi, tra cui la Francia.

Quest’estate 2009 si prepara un’elezione suppletiva nella decima circoscrizione di Yvelines (Rambouillet). I candidati in corsa sono otto. Tra loro, Maxime Rouquet, 23 anni, ingegnere informatico attivo nel settore dei videogiochi. E’ il candicato ufficiale del Partito Pirata, un piccolo gruppo sconosciuto al grande pubblico, ma non ai giovani internauti in rivolta contro il progetto di legge “Hadopi” che punisce il dowlnoad illecito su internet. L’elezione a Yvelines cade puntuale perché proprio in quei giorni giunge in Parlamento “Hadopi 2”.

M. Rouquet è nuovo in politica: “Ho deciso di entrare in politica a causa di Hadopi. Un testo ingiusto, brutto e tecnicamente irrealista”. Nel tentativo di aperne un po’ di più, primavera è andato ad assistere a qualche dibattito in parlamento: “Sono rimasto sgomento per l’assenteismo e per il livello di gregarismo tra i deputati. Tanti non sapevano nemmeno su cosa stavano votando. Allora ho compreso che l’unico modo per intervenire efficacemente è con la politica diretta”.

Entra in contatto con il Partito Pirata francese – un’organizzazione di qualche centinaio di giovani appassionati, ben inseriti nel mondo di internet, ma un po’ meno in quello reale. I militanti decidono di appoggiare l’iniziativa di Rouquet e del suo compagno di lista, Laurent Le Besnerais, 34 anni, informatico disoccupato. I due si lanciano nella mischia di Rambouillet assieme ad un manipolo di militanti. Si muovono soprattutto su internet, che è gratuito. L’unica vera spesa è il bollettino di voto, che pagano di tasca propria.

Al primo turno, il 17 settembre, Rouquet ottiene 472 voti, ovvero il 2% dei suffragi. al Quanto al secondo turno, i sondaggi danno alla pari l’uscente Jean-Frédéric Poisson (UMP) e la candidata ecologista Anny Poursinoff. I verdi non hanno perso tempo per ricordare a Rouquet la loro opposizione alla legge Hadopi, ma Poisson contrattacca affermando che nemmeno lui è favorevole a questa legge e che non ha partecipato al voto in parlamento. I pirati non danno nessuna indicazione di voto per il ballottaggio e Poisson vince con cinque voti di vantaggio. Per Rouquet il bilancio è chiaro: “se mi fossi espresso a favore dei Verdi, avrebbero vinto certamente. Il Partito Pirata ha così provato che può influenzare lo svolgimento dei fatti”.

Mantenendo la sua autonomia, il Partito Pirata francese si considera la sezione francese del Partito Pirata Internazionale (PPI) presente in una trentina di paesi europei. I leaders incontestati sono gli svedesi, perché sono loro ad aver creato il movimento nel 2006. L’anno precedente il governo svedese, dopo anni di laisser-faire, fece votare una legge che puniva la condivisione di file in peer to peer, scagliandosi in particolare contro il sito “The Pirate Bay”, uno dei più attivi al mondo. Il progetto di legge e l’azione giudiziaria contro The Pirate Bay hanno fatto scattare un’importante rivolta della gioventù svedese.

Nel giro di pochi mesi, un movimento spontaneo sfocia nella creazione di un vero e proprio partito che, con tono di sfida, ha assunto il nome “Pirata”. Altrettanto rapidamente mette radici in tutta la Svezia e stila un programma ambizioso, fondato sulla difesa delle libertà indiviuali e della libera circolazione della cultura su internet. Alla fine 2009 vanta oltre 50.000 iscritti, divenendo così il terzo partito del paese in termini di aderenti e distaccando di molto i Verdi. Esiste anche la sezione giovanile, sovvenzionata dallo Stato. Alle elezioni europee di giugno 2009, i Pirati hanno ottenuto il 7,1% dei voti. Il capolista, Christian Engström, informatico di 49 anni ed ex membro del partito liberale (centro-destra) è eletto.

Da luglio siede in un anonimo ufficio dell’immenso edificio che ospita il Parlamento europeo di Bruxelles. Unico segno di distinzione, il simbolo del suo partito attaccato con fierezza al muro: una vela nera su sfondo viola, come quelle dei pirati di un tempo. Sulla questione del download, Engström è piuttosto sottile: “in quanto eletto, non posso incitare i cittadini a commettere un atto illegale, ma mi rallegra vedere che dappertutto in Europa si continui a condividere liberamente la cultura su internet. Ho fatto una verifica: nel mio paese rallegrarsi è legale, non è incitazione”.

Engström fa partedel comitato di conciliazioen tra Consiglio e Parlamento, il cui scopo è finalizzare la grande direttiva sulle compagnie telefoniche. Secondo lui, nella sua ultima versione, il testo europeo neutralizza la legge francese Hadopi perché “esige che ogni accusato si presenti davanti al giudice che dovrà ascoltarlo e questo rallenterebbe considerevolmente la procedura fino a paralizzarla”. In altre parole, Engström lavora alla creazione di misure tecnico-giuridiche che proteggano la vita privata e l’anonimato degli internauti europei.

Engström già immagina un’ampia riforma delle leggi sulla proprietà intellettuale, per smantellare un sistema giudicato obsoleto e ingiusto. Riconosce l’utilità del copyright sulle opere di valore culturale nel quadro degli scambi commerciali, ma a condizione che questo non superi dai cinque ai dieci anni. Oltre a ciò, è il pubblico dominio ad esser defraudato dagli interessi privati. Invece, per quanto riguarda gli scambi non commerciali, inclusa la condivisione su internet, l’eurodeputato svedese sostiene l’abolizione totale del coyright. Quanto ai diritti d’autore alla francese, attende la sua scomparsa a breve: “L’Europa ha bisogno del mercato unico e di una legislazione armonizzata nel settore culturale e non solo”.

Il Partito Pirata svedese è impegnato anche nella progressiva sparizione dei brevetti industriali, accusati di funzionare da freno alla diffusione della conoscenza, d’intralciare l’innovazione, e soprattutto di servire a mantenere monopoli e ad arricchire i gabinetti degli avvocati. Da Bruxelles verranno sostenuti paesi come l’India, che approvvigiona il terzo mondo con medicinali a prezzi abordabili, senza rispettare i brevetti dei laboratori delle società farmaceutiche occidentali: “se i paesi ricchi riusciranno a bloccare questo flusso di medicinali, milioni di malati nelle parti più povere del mondo troveranno la morte e noi saremo i responsabili di questo omicidio di massa”.

Con la ratifica del Trattato di Lisbona, alla Svezia spettano due seggi supplementari al Parlamento europeo. Uno dei due tocca alla responsabile della sezione giovanile del Partito Pirata, Amelia Andersdotter, numero due nella lista alle elezioni europee. Quando dice che è un’eurodeputata nessuno le crede. “Ultimamente mi è successo con un doganiere svizzero e con un produttore della BBC”, dice ridendo. Gli increduli hanno le loro ragioni, dato che a 22 anni, la giovane Andersdotter si veste e si porta ancora come una liceale birichina e spensierata. “Non mi sono nemmeno proposta volontaria. Sono i miei amici che hanno proposto la mia candidatura. Mi cambierà la vita”.

Amelia prende molto sul serio il suo nuovo lavoro. Ha interrotto gli studi di matematica e pensa di trasferirsi a Bruxelles. Ha già deciso a quali temi dare la priorità: limitazione del copyright, ma anche un inquadramento più preciso dei dossier della polizia e miglioramento del trasferimento delle tecnologie verdi al terzo mondo. “L’interesse per le politiche dell’informazione in senso più, ti porta a toccare quasi tutti i settori”. La Andersdotter è già con la testa alle elezioni legislative svedesi previste per settembre 2010. Sa che il suo ruolo sarà determinante: “se da qui ad allora, riuscirà a dimostrare la sua efficacia presso le istituzioni europee, prenderemo ancora più voti”.

L’esempio svedese ha ispirato i giovani di tutta l’Europa del Nord, a cominciare dalla Germania. I terreni più fertili si sono dimostrati Berlino e a Amburgo: club politico-informatici come “Chaos Computer Club” e “Hackers spaces” (spazi di creazione e di ricerche numeriche aperti a tutti) hanno da tempo poderi al sole. Oggi, con circa 12.000 iscritti, il Partito Pirata tedesco è il secondo d’Europa. In diverse città, i quadri più agguerriti dei Verdi lasciano il loro partito per unirsi a questa nuova formazione d’avanguardia. E nella Renania-Westafalia si stanno preparando per le elezioni regionali del maggio 2010. Si aspettano un buon risultato, anche perché in questa regione possono votare anche i sedicenni.

In Francia il progresso è più modesto, ma l’elezione d’Yvelines ha cambiato qualcosa. A ottobre, il Partito Pirata ha formalizzato il suo statuto, per avere così pieno riconoscimento legale. Il tesoriere, Valentin Villenave, professore di musica di 25 anni spiega che la parte più dura è stata l’apertura di un conto in banca: “in Francia, con un nome come il nostro, le banche non ti accolgono a braccia aperte. Abbiamo dovuto far intervenire la Banque de France”. Le adesioni sono aperte, ma in un primo tempo, i responsabili hanno deciso di filtrare le richieste. Villenave spiega che è una forma di prudenza indispensabile: “siamo stati vittime di parecchi attacchi volti a destabilizzarci da parte di attivisti dei partiti di sinistra prima e di destra poi. In un certo senso è la prova che siamo diventati qualcuno. Ma siamo ancora fragili e dobbiamo proteggerci”.

Malgrado la carenza di effettivi, i pirati francesi tentano di organizzarsi in vista delle regionali di marzo 2010 con la speranza di presentare liste in Borgogna e nell’Ile-de-France. Probabilmente riceveranno qualche aiuto finanziario dall’estero, perché i militanti europei hanno deciso di riunirsi a congresso a Bruxelles nel febbraio 2010, con lo scopo di dare al PPI un’esistenza legale e creare un organo di coordinamnto permanente. La loro speranza è quella di creare il primo vero partito paneuropeo.

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